martedì 19 febbraio 2013

LA MIA STORIA

Era il 1200 e io, Francesca, figlia dei coniugi Da Polenta mi ritrovai a sposare un uomo che non conoscevo solo per proteggere la mia patria dai continui scontri tra la mia Famiglia e quella dei Malatesta.
Si chiamava Gianciotto quest’uomo, le ancelle mi avevano confessato che era un valoroso guerriero, ma era rimasto zoppo in uno scontro. Non era molto bello, mi raccontavano le cuoche, ma era molto fedele a ciò che amava: la famiglia e la patria.
Ero un po’ insicura, ma quando lo vidi arrivare dalla strada sterrata che conduce al grande e floreale ingresso mi innamorai all’istante.
Il giorno seguente mi sposò, poi non mi lasciò neanche il tempo di salutare i miei cari che mi portò via; durante il viaggio mi confessò che lui non era il mio promesso sposo; ma bensì suo fratello, lo aveva mandato da me a prendermi poiché lui era impegnato in un duello.
Il giovane era Paolo, Paolo il bello, era soprannominato così a corte.
Arrivai finalmente a corte e conobbi il mio futuro marito, ero molto offesa per l’oltraggio subito, lui non si era neanche degnato di sospendere il duello, ma aveva preferito mandare il fratello, credeva forse che non mi sarei accorta della differenza?
A Ravenna, casa mia, girava la voce che non fosse molto bello fuori, ma puro di cuore, a me però non sembrava: sarebbe stato più nobile da parte sua venire lui a prendermi alla mia reggia e sposarmi di persona.
Appena entrata alla reggia, mi aveva salutata, poi avevamo fatto una lunga chiacchierata e infine mi aveva comunicato che sarebbe partito molte volte per andare in guerra, e che per ogni evenienza potevo consultare Paolo.
Gianciotto non era mai a casa, Paolo, invece, mi era sempre accanto, mi consolava quando mi sentivo sola e si prendeva cura di me, così a poco a poco cominciammo a conoscerci meglio.
Un bel giorno eravamo seduti e ci divertivamo a leggere il libro che narra le avventure dell’amore impossibile tra Lancillotto e Ginevra, eravamo arrivati al punto in cui Lancillotto confessa a Ginevra l’amore che prova nei suoi confronti, la prende tra le braccia e la bacia, a quel punto smettemmo di leggere, ci guardammo e iniziammo a baciarci.
Per un po’ di tempo andammo avanti così con la scusa che leggevamo un libro, e poi invece succedeva tutt’altro, ma qualcuno ci scoprì ed andò a spifferarlo a Gianciotto che inviò questo messaggio alla mia famiglia:
Gentili coniugi Da Polenta,
ho scoperto che mio fratello e vostra figlia hanno tradito il nostro patto diventando amanti, visto che l’errore è stato compiuto da un membro per ogni famiglia il patto non verrà annullato, ma i rispettivi traditori dovranno essere uccisi, siete d’accordo?
I miei genitori risposero di sì, perciò noi due, io e Paolo, fummo uccisi da un fratello/marito.

Francesca Da Polenta


Scritto da Fra3

lunedì 18 febbraio 2013

INDIGNAZIONE E NIENT'ALTRO


Inizio subito col dirvi che questo articolo vorrei servisse per ricordare, perché col tempo si dimentica e si smette di cercare, di indagare.
Iqbal Masih era un ragazzo pakistano della nostra età, sfruttato per fabbricare tappeti. Fu venduto per la prima volta a soli 5 anni, da quel giorno la sua vita cambiò e continuò a essere venduto da  un padrone all'altro. L'unica sua colpa fu ribellarsi contro la mafia dei tappeti e il suo padrone.
Molte scuole sono dedicate a lui, a colui che ha combattuto fino al suo assassinio contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Dedicato a lui c'è anche il blog:”Un posto nel cuore” da cui ho preso questa frase per farvi capire cosa può fare il tempo:“Il 16 aprile del 1995, il giorno di Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre giocava con il suo aquilone in spiaggia vicino la casa della nonna, nella zona di Chapa Kana, vicino a Lahore. Aveva 12 anni. Il processo che vide imputati gli esecutori materiali dell'omicidio non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene apparì certo che il suo assassinio fosse opera di sicari della locale "mafia dei tappeti". La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: “l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal.”
Ho deciso di trascrivere questa frase perchè spero che susciti in voi, come suscita in me ogni volta che rileggo, l'indignazione e un senso di sdegno verso chi a suo tempo disse:”l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal".
Neanche ora dopo 18 anni dalla morte di Iqbal, si sa chi sia l'assasino.
Spero che chi potrà muoverà le cose, spero e credo che qualcuno capisca l'importanza di non dimenticare e per ultimo, ma non per importanza, spero che il mio articolo non si dimentichi chiudendo Google.
                                                                                Zampa

martedì 12 febbraio 2013

Le stagioni

La bianca signora si estende sui campi,
il suo gelido abbraccio spegne ogni calore,
il suo soffio gela ogni cuore.

Un caldo raggio si vede dietro le nuvole,
un bucaneve spunta dal gelo,
una rondine sfreccia nel cielo.

Risa di bambini si odono,
il sole caldo splende nel celeste,
frutti succosi riempono le ceste.

Triste tempo amico del freddo,
triste chioma colorata di fuoco,
la bianca signora ritorna fra poco.

Re Julien 2G

Un bianco battello all' ultima spiaggia

Chi vedrà un bianco battello,
far vela verso l' ultima spiaggia,
sui flutti increspati
il mare spumeggiante,
la schiuma volteggiando al vento,
ali di un bianco scintillante
la luce che scompare lentamente?

Chi udirà il vento ruggente
simile alle innumerevoli foglie delle foreste,
le bianche rocce brontolare,
rilucendo alla luce della Luna,
Svanendo nella luce della Luna,
oscillando alla luce della Luna,
simili a fuoco fatuo;
la tempesta ululare nella notte,
gli abissi sollevarsi?


Re Julien 2G