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domenica 21 aprile 2013

IL TERRIBILE COMPITO DI MATEMATICA



Tutto cominciò il giorno in cui la prof. Pitagora fissò la data della verifica di matematica, un fatto veramente insolito dato che alla prof. piaceva parecchio impaurire gli alunni facendo verifiche a sorpresa…
Il temuto giorno della verifica arrivò e come al solito Piero e Michele avevano una morsa allo stomaco perché non avevano aperto il libro. Al momento del cambio dell’ora il bidello Gennaro annunciò la bella notizia: “Guagliò, la strega oggi non si è presentata. Sarà mica morta?”( da leggere in napoletano).  La classe cominciò a saltare e urlare per la felicità e a loro si unì anche il bidello.
Il giorno dopo la prof. Pitagora non si presentò e così per una settimana.
Il lunedì seguente il preside cominciò a preoccuparsi e di conseguenza mandò a casa della prof. la polizia.
Quando la polizia arrivò, cominciò a suonare il campanello. Dopo tre minuti di attesa, la polizia sfondò la porta e videro una scena raccapricciante: la prof. Pitagora pendeva dal soffitto con un cappio al collo e sotto di lei c’era una sedia rovesciata sopra al tavolo ed un biglietto con scritto:
“Ormai la mia vita non ha più senso, non ho concluso niente di quello che volevo fare da giovane e quindi ho preso questa decisione”.
La polizia fece analizzare la grafia e tutto combaciava, tranne un piccolo particolare perché dalla scrittura tremolante si capiva che era stato scritto sotto dettatura, come se qualcuno l’avesse costretta.
La polizia capì subito che non poteva trattarsi di suicidio, ma per insufficienza di prove chiuse il caso.
La settimana seguente venne data ai ragazzi la brutta notizia:”Ragazzi, la professoressa Pitagora è stata trovata morta nel sua abitazione, la polizia pensa che si tratti di un caso di suicidio”mentì il preside solo per non allarmare i ragazzi.
Sentendo questa frase Piero e Michele si guardarono e l’uno vide negli occhi dell’altro il proprio pensiero:
“Perché avrebbe dovuto farlo?”. All’intervallo si parlarono e capirono che non poteva trattarsi di suicidio, se la polizia si rifiutava di indagare lo avrebbero fatto loro.
La loro intenzione fu avvantaggiata dal fatto che la casa di Piero si trovava di fianco a quella della prof. Pitagora.
Piero e Michele trovarono una piccola finestrella basculante che utilizzarono per entrare.
Con loro dispiacere non trovarono nulla. La sera verso le dieci a Michele venne un sospetto, prese il telefono e chiamò il suo amico.
 Michele si ricordava che il primo giorno in cui la prof. fu assente Gennaro disse ”Guagliò la strega oggi non si è presentata. Sarà mica morta?”. Quella frase, per molti versi insignificante, aveva scaturito in loro molti dubbi: “Potrebbe essere stato Gennaro a questo punto?”, “Se fosse stato lui, perché lo avrebbe fatto?”…
Il giorno dopo Piero e Michele si recarono di nascosto negli archivi della scuola e trovarono nel cassetto della prof. una foto di classe di vent’anni prima. Dopo averla esaminata attentamente riconobbero tra gli alunni…Gennaro, il loro simpaticissimo bidello. Oltre a quello trovarono tantissime pagelle di Gennaro tutte con scritto: matematica = 4 e infondo ad ogni pagella c’era scritto BOCCIATO.
Avevano trovato il possibile movente: LA VENDETTA.
Alcuni giorni dopo, mentre andavano a comprarsi un gelato, fecero quattro chiacchiere con Lucia, la fidanzata di Gennaro che lavorava in gelateria.
Appena entrarono, Lucia gli corse incontro e felice annunciò che domenica sera di due settimane prima Gennaro le aveva chiesto di sposarlo. Piero e Michele presero il gelato e uscirono guardandosi negli occhi con complicità.
Cominciarono a parlare di quello che Lucia aveva detto, dato che la sera dell’omicidio Gennaro era con la fidanzata non poteva essere stato lui.
Decisero di tornare a casa della prof. per cercare altri indizi.
Ci vollero tre ore prima che finissero di ispezionare tutta la villa, era veramente enorme. Trovarono solo un bottone di un golfino da donna. Sicuramente apparteneva alla prof. Pitagora e così si arresero, in fondo erano solo due ragazzini; come avrebbero potuto pensare di risolvere un caso di omicidio?
Tempo dopo Piero, tornato da scuola, andò in bagno per cambiarsi; mise i panni sporchi nella cesta che si rovesciò e tutto si sparse sul pavimento, Piero vide un golfino di sua mamma senza un bottone, stava per rimetterlo nella cesta quando riconobbe i bottoni. Erano uguali a quello trovato in casa della prof. Pitagora. Chiamò Michele.
Piero era veramente sconvolto, non riusciva a crederci: sua mamma un’ASSASSINA?! Come aveva potuto fare una cosa del genere? Insieme a Michele cercarono in casa di Piero altri indizi e trovarono una lettera di sfratto della prof. Pitagora per mancato pagamento.
La prof. Pitagora, ricca e proprietaria anche della casa di Piero, cattiva con tutti li aveva sfrattati senza pietà.
I ragazzi trovarono nascosto in un angolino della soffitta il piano dei genitori per uccidere la prof.
Quando i genitori di Piero,Ugo e Carmen, rincasarono videro il loro piano sul tavolino del salotto.
Cercarono il figlio e lo trovarono in preda a uno stato di sgomento, tristezza e rabbia.
Aveva la cornetta del telefono all’orecchio pronto a digitare il numero della polizia. Carmen gli portò via il telefono, Franco tentò di distruggere il piano dell’omicidio.
Piero nel frattempo correva ovunque per la casa con le lacrime che gli scorrevano sulle guance più per la delusione che per la paura.
I vicini di casa sentirono le urla di Piero e chiamarono la polizia.
Quando arrivarono videro Carmen e Franco che tentavano di fuggire con la loro automobile, ma la polizia riuscì a fermarli in tempo.
Finalmente giustizia era fatta per la prof. Pitagora:
Carmen e Franco furono condannati per omicidio premeditato.
Piero tornò a scuola da eroe e fu adottato dai genitori di Michele, Claudia e Ugo.

Perny



lunedì 7 gennaio 2013

Il giallo del signor Gregor

Era una mattina come le altre: il cielo era nuvoloso, fuori soffiava un vento gelido e il poliziotto Antony stava uscendo per andare a bere un caffè nel bar sotto casa.
Antony è un poliziotto che esegue bene il suo lavoro e lavora per la polizia di New York.
Dunque Antony stava entrando nel bar sotto casa, ma appena vi mise piede gli squillò il telefono, lo prese e rispose: era Kate la sua partner di lavoro che gli chiedeva di andare immediatamente alla centrale di polizia: gli avrebbe spiegato tutto appena fosse arrivato.
Giunto alla centrale Kate gli spiegò che era scomparso il signor John Gregor capo di un'industria che si occupava di computer.
Appena seppe di questa scomparsa Antony andò subito dalla moglie del signor Gregor per farle qualche domanda. Dopo alcune risposte capì che: il marito aveva litigato con un proprio cliente, frequentava un bar in centro città e aveva improvvisamenta guadagnato una grossa somma di denaro.
Tornato alla centrale di polizia, Antony riferì tutto a Kate che andò subito all'azienda di computer a chiedere se qualcuno sapeva di una lite tra il signor Gregor e qualche suo cliente. Solo il vice capo dell'azienda sapeva qualcosa e spiegò che John Gregor aveva litigato con un suo cliente, che si chiamava Francisco Forest.
Insieme ad Antony andò a casa di Francisco per interrogarlo ma entrati in casa videro il sospettato a terra ancora vivo ma con un taglio alla gamba che sanguinava e con un bigliettino di fianco a lui. Allora Antony e Kate lo portarono all'ospedale e poi alla centrale di polizia.
Dopo averlo interrogato i due scoprirono che il sospettato non aveva visto l'aggressore ma dopo aver letto il bigliettino trovato in casa di Francisco capirono che per trovare il signor Gregor dovevano andare ai "Grandi Magazzini" entro le nove di sera altrimenti sarebbe morto.
Alle venti, dopo aver investigato ancora un po', la polizia si recò ai "Grandi Magazzini" e lì trovarono John Gregor legato ad una sedia con accanto una bomba, allora Antony lo slegò, disattivò la bomba ed infine uscì soddisfatto con il signor Gregor che lo seguiva.
Sicuri di avercela fatta tutti i poliziotti entrarono nelle loro auto, ma appena chiusero le portiere si sentì uno sparo e alla macchina con dentro John Gregor si ruppe il finestrino. Il poliziotto che era lì dentro si girò e vide che il signor Gregor era morto.
Ora non si trattava più di trovare il rapitore, bisognava trovare l'omicida.
(Continua…)
Raje