domenica 27 aprile 2014

Ce ne stavamo lì, Jem ed io...


Ce ne stavamo
lì, Jem ed io, solo noi due, due cuori, due amicizie, dietro l'angolo del lungo viale alberato vicino a Saint Paul Street, a scrutare l'infinita bellezza della cascina abbandonata, a scrutare ogni minimo particolare del magnifico paesaggio. Seduti a fumarci l'ultima sigaretta, a dividercela da fratelli, pensando a cosa ci sia dietro a tutto e a tutti, a tutte le grandi cose... grazie al duro lavoro di una persona o della natura.
Non parlavamo tra noi, il silenzio era protagonista della grandezza in quel momento, accompagnato dal ruscello accanto a casa Darlin e dagli uccelli nel cielo che cantavano per noi. Sognatori, così ci chiamavano allora, adesso no, adesso è cambiato tutto: ci sono guerre, persecuzioni, risse, incendi e furti.  L'uomo si sta combattendo da solo, non ci rendiamo conto di che cosa stiamo facendo e quali saranno le conseguenze delle nostre azioni. Dalle piccole cose nascono grandi cose..."Dai al tempo del tempo".
Spero di andare sulle candide bianche nuvole un giorno, a bermi un bel caffè con i miei cari, i miei amici, le mie mani, i miei piedi, le mie orecchie: tutto fa parte di me, della mia vita.
Insieme ce la possiamo fare. Possiamo portare tutto a com’era prima: la vecchia cascina, la casa rossa che mi piaceva tanto quando ero piccolo. Insieme possiamo migliorare la nostra situazione e quella degli altri, solo con un piccolo gesto possiamo strappare un sorriso a chiunque.

Spero, imploro, prego che qualcuno ascolti le parole di un uomo di terza età ormai troppo vecchio per poter fare tutto da solo. E per finire, se tutto ciò non accadrà, chiedo solo una piccola cosa: un pomeriggio, 2 minuti, 10 secondi con il mio miglior amico Jem che è già sulle nuvole e mi sta aspettando per il famoso caffè di cui vi stavo parlando prima...

Ale della 3°D

giovedì 6 giugno 2013

L'incontro 4

L'altro giorno stavo andando a scout. Entrato tutti erano a giocare a qualcosa  e c'era uno che giocava a yu-gi-oh.
Io non la vidi :(
Il capo della nostra squadriglia ci chiamò per inventare il tema delle vacanze estive. Dopo cinque minuti lei arrivò e la salutai, lei ricambiò il saluto e andò con il suo gruppo. Alla fine i capi reparto ci chiamarono per fare il nostro gioco (pallascout). Dopo il gioco i Cobra (un'altra squadriglia) ci chiamarono per fare un gioco dei nodi. Io ci sapevo fare con i nodi e li feci tutti. Quasi alla fine lei arrivò vicino a me e disse:-Tu hai tutta la mia stima perché sai fare i nodi e ti piacciono le brioche-, io arrossii. Alla fine io ero felicissimo e stavo impazzendo.

mercoledì 5 giugno 2013

Capire

Dammi una lama, come le mie parole
e mi priverò dell' arma tagliente

Re Julien 2G

domenica 21 aprile 2013

IL TERRIBILE COMPITO DI MATEMATICA



Tutto cominciò il giorno in cui la prof. Pitagora fissò la data della verifica di matematica, un fatto veramente insolito dato che alla prof. piaceva parecchio impaurire gli alunni facendo verifiche a sorpresa…
Il temuto giorno della verifica arrivò e come al solito Piero e Michele avevano una morsa allo stomaco perché non avevano aperto il libro. Al momento del cambio dell’ora il bidello Gennaro annunciò la bella notizia: “Guagliò, la strega oggi non si è presentata. Sarà mica morta?”( da leggere in napoletano).  La classe cominciò a saltare e urlare per la felicità e a loro si unì anche il bidello.
Il giorno dopo la prof. Pitagora non si presentò e così per una settimana.
Il lunedì seguente il preside cominciò a preoccuparsi e di conseguenza mandò a casa della prof. la polizia.
Quando la polizia arrivò, cominciò a suonare il campanello. Dopo tre minuti di attesa, la polizia sfondò la porta e videro una scena raccapricciante: la prof. Pitagora pendeva dal soffitto con un cappio al collo e sotto di lei c’era una sedia rovesciata sopra al tavolo ed un biglietto con scritto:
“Ormai la mia vita non ha più senso, non ho concluso niente di quello che volevo fare da giovane e quindi ho preso questa decisione”.
La polizia fece analizzare la grafia e tutto combaciava, tranne un piccolo particolare perché dalla scrittura tremolante si capiva che era stato scritto sotto dettatura, come se qualcuno l’avesse costretta.
La polizia capì subito che non poteva trattarsi di suicidio, ma per insufficienza di prove chiuse il caso.
La settimana seguente venne data ai ragazzi la brutta notizia:”Ragazzi, la professoressa Pitagora è stata trovata morta nel sua abitazione, la polizia pensa che si tratti di un caso di suicidio”mentì il preside solo per non allarmare i ragazzi.
Sentendo questa frase Piero e Michele si guardarono e l’uno vide negli occhi dell’altro il proprio pensiero:
“Perché avrebbe dovuto farlo?”. All’intervallo si parlarono e capirono che non poteva trattarsi di suicidio, se la polizia si rifiutava di indagare lo avrebbero fatto loro.
La loro intenzione fu avvantaggiata dal fatto che la casa di Piero si trovava di fianco a quella della prof. Pitagora.
Piero e Michele trovarono una piccola finestrella basculante che utilizzarono per entrare.
Con loro dispiacere non trovarono nulla. La sera verso le dieci a Michele venne un sospetto, prese il telefono e chiamò il suo amico.
 Michele si ricordava che il primo giorno in cui la prof. fu assente Gennaro disse ”Guagliò la strega oggi non si è presentata. Sarà mica morta?”. Quella frase, per molti versi insignificante, aveva scaturito in loro molti dubbi: “Potrebbe essere stato Gennaro a questo punto?”, “Se fosse stato lui, perché lo avrebbe fatto?”…
Il giorno dopo Piero e Michele si recarono di nascosto negli archivi della scuola e trovarono nel cassetto della prof. una foto di classe di vent’anni prima. Dopo averla esaminata attentamente riconobbero tra gli alunni…Gennaro, il loro simpaticissimo bidello. Oltre a quello trovarono tantissime pagelle di Gennaro tutte con scritto: matematica = 4 e infondo ad ogni pagella c’era scritto BOCCIATO.
Avevano trovato il possibile movente: LA VENDETTA.
Alcuni giorni dopo, mentre andavano a comprarsi un gelato, fecero quattro chiacchiere con Lucia, la fidanzata di Gennaro che lavorava in gelateria.
Appena entrarono, Lucia gli corse incontro e felice annunciò che domenica sera di due settimane prima Gennaro le aveva chiesto di sposarlo. Piero e Michele presero il gelato e uscirono guardandosi negli occhi con complicità.
Cominciarono a parlare di quello che Lucia aveva detto, dato che la sera dell’omicidio Gennaro era con la fidanzata non poteva essere stato lui.
Decisero di tornare a casa della prof. per cercare altri indizi.
Ci vollero tre ore prima che finissero di ispezionare tutta la villa, era veramente enorme. Trovarono solo un bottone di un golfino da donna. Sicuramente apparteneva alla prof. Pitagora e così si arresero, in fondo erano solo due ragazzini; come avrebbero potuto pensare di risolvere un caso di omicidio?
Tempo dopo Piero, tornato da scuola, andò in bagno per cambiarsi; mise i panni sporchi nella cesta che si rovesciò e tutto si sparse sul pavimento, Piero vide un golfino di sua mamma senza un bottone, stava per rimetterlo nella cesta quando riconobbe i bottoni. Erano uguali a quello trovato in casa della prof. Pitagora. Chiamò Michele.
Piero era veramente sconvolto, non riusciva a crederci: sua mamma un’ASSASSINA?! Come aveva potuto fare una cosa del genere? Insieme a Michele cercarono in casa di Piero altri indizi e trovarono una lettera di sfratto della prof. Pitagora per mancato pagamento.
La prof. Pitagora, ricca e proprietaria anche della casa di Piero, cattiva con tutti li aveva sfrattati senza pietà.
I ragazzi trovarono nascosto in un angolino della soffitta il piano dei genitori per uccidere la prof.
Quando i genitori di Piero,Ugo e Carmen, rincasarono videro il loro piano sul tavolino del salotto.
Cercarono il figlio e lo trovarono in preda a uno stato di sgomento, tristezza e rabbia.
Aveva la cornetta del telefono all’orecchio pronto a digitare il numero della polizia. Carmen gli portò via il telefono, Franco tentò di distruggere il piano dell’omicidio.
Piero nel frattempo correva ovunque per la casa con le lacrime che gli scorrevano sulle guance più per la delusione che per la paura.
I vicini di casa sentirono le urla di Piero e chiamarono la polizia.
Quando arrivarono videro Carmen e Franco che tentavano di fuggire con la loro automobile, ma la polizia riuscì a fermarli in tempo.
Finalmente giustizia era fatta per la prof. Pitagora:
Carmen e Franco furono condannati per omicidio premeditato.
Piero tornò a scuola da eroe e fu adottato dai genitori di Michele, Claudia e Ugo.

Perny



domenica 7 aprile 2013

INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA ROBERTA FASANOTTI


Siete sicuri di conoscere bene la professoressa/scrittrice contemporanea Roberta Fasanotti? Scopritelo con questa breve intervista.

La professoressa Roberta Fasanotti, insegnante di lettere da quarant’anni, lavora nell’Istituto Comprensivo A.B. Sabin. Ha scritto il suo primo libro con il fratello, pubblicato nel 2004:“Il gigante”. Oltre a questo, ha scritto, senza la collaborazione di nessuno, “ Il fascismo dalla mia finestra”, “ Faccia di cavolfiore”, “ A tredici anni…..” e “Beige Rosso Verde”, l’ultima pubblicazione.
Ogni suo libro nasce da tanti flashback d’ispirazione che vengono dall’esperienza e dal sogno. Il sogno si porta dentro cenni, gesti, desideri, paure di ragazzi che diventano  protagonisti dei racconti. Quando scrive, la professoressa, parte per nuovi viaggi e vive altre vite. Inizia l’avventura di una storia, di un mondo che sta per nascere.
Roberta conserva una scatola, dove infila disordinatamente appunti, frasi ascoltate, estratti
di situazioni vissute, pensieri che nascono spontaneamente. Tutto questo perché, se un giorno, dovessero mancarle le idee, può recuperare una frase o altro per poi trasformarlo in un pezzo del libro o il libro stesso. A volte è quella scatola a salvarla quando il percorso della storia s’inceppa.
Visti gli impegni con la scuola e familiari, la prof. riesce a fatica a trovare il tempo di scrivere, ma sostiene che le vacanze siano una buonissima occasione. Dopo aver completato la storia, Roberta  deposita in un cassetto il manoscritto per dimenticarsene (o fare finta di farlo), per poi poterlo riprendere e correggerlo o modificarlo.
La prof. ha un fratello maggiore, Piermario, giornalista e, anche lui, scrittore di tanti libri per ragazzi e per adulti. Da piccoli giocavano spesso insieme, ma appena c’erano gli amici di Piermario la povera Roberta veniva messa da parte. Ritornato solo, il ragazzino  pregava la sua sorellina di tornare a giocare con lui. Ora è fiero di sua sorella e racconta a tutti quanto è speciale Roberta.

Alla professoressa abbiamo posto anche qualche domanda sul suo nuovo libro “Beige, Rosso e Verde”.

Questo libro parla di una ragazza, Martina, un’adolescente come tante, che soffre il confronto con le altre perché si sente brutta, inadatta all’amore che sogna come qualcosa di astratto o forse irraggiungibile. E’ effervescente e si fa trascinare dall’estate, che le offre nuove opportunità di crescita. E così decide di lanciarsi in esperienze impensate per dare spazio alla voglia di costruirsi un’identità personale.

Come racconta Roberta, il libro è nato qualche anno fa, durante un’estate, subendo molti cambiamenti. Ha scritto un libro sull’adolescenza perché questa età la affascina.
Le abbiamo chiesto se Martina le assomigliava e la prof. ha risposto di no però ci ha raccontato che, scrivendo, è diventata Martina, come ogni altro scrittore che diventa un personaggio.

Vi chiederete come mai la prof. ha scelto proprio questi tre colori. Beh… ecco il perché.
Beige: rappresenta l’immobilità di una ragazza tormentata da una vita familiare difficile.
Rosso: periodo delle novità che fanno salire la febbre, che complicano le giornate ma che fanno sentire la protagonista viva.
Verde: periodo in cui la ragazza si muove per maturare consapevolezze nuove e quindi si aprono le porte di possibilità che accompagnano Martina in situazioni da ragazza più matura.

Un ringraziamento alle professoresse Roberta Fasanotti e Proserpio


AMERICA E ELOYSO  2°G

martedì 2 aprile 2013

Le frasi più belle dei libri più belli

Volevo scrivere le frasi più belle di alcuni dei miei libri preferiti:

Lupin: "E' la qualità delle proprie azioni che determina il successo, non il numero dei seguaci"
Kingsley: "E questo chi l' ha detto?"
Lupin: "Io"
(Harry Potter e i Doni della Morte)

Théoden: "Restate fermi! Restate fermi! Figli di Gondor, di Rohan, fratelli miei, vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore. Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli Uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza. Ma non è questo il giorno. Ci sarà l' ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l' Era degli Uomini arriverà al crollo. Ma non è questo il giorno. Quest' oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra vi invito a resistere, Uomini dell' Ovest!"
(Il Signore degli Anelli)

Mo: "La parola scritta ha un potere enorme..."
(Cuore d' Inchiostro)

Gandalf: "A parlare delle cose belle e dei giorni lieti si fa in fretta, e non è che interessi molto ascoltare; invece, di cose disagevoli, palpitanti o addirittura spaventose, si può fare una buona storia, o comunque, un lungo racconto."
(Lo Hobbit)

Strega Bianca: "Sai Aslan, mi hai proprio deluso tu...davvero credevi che con questo gesto avresti salvato il traditore? Tu stai offrendomi la vita e non salverai nessuno. Amore è solo una parola. E ora...Muori!"
(Le Cronache di Narnia: il Leone, la Strega e l' Armadio)

Jonas: "Mi piaceva quel senso d' amore. Vorrei che l' avessimo ancora. Naturalmente capisco che non funzionerebbe molto bene e che la nostra organizzazione è molto migliore. Era un modo di vivere pericoloso, questo lo capisco."
(The Giver- Il Donatore)

Katniss e Gale: "-Katniss si tratta solo di andare a caccia. Sei il miglior cacciatore che conosco- dice Gale
-Non si tratta solo di andare a caccia. Loro sono armati. Sono in grado di pensare- obbietto
-Anche tu. E tu hai più esperienza. Esperienza concreta- dice -Sai come si uccide
-Non la gente- ribatto
-Ma c'è poi tanta differenza?- chiede Gale in tono grave
La cosa spaventosa è che se riesco a dimenticare che si tratta di persone, non ci sarà proprio alcuna differenza. 
(Hunger Games)

Garrow: "Non permettete a nessuno di dominare la vostra mente o il vostro corpo. Badate che i vostri pensieri siano sempre liberi. Un uomo può essere libero, ma vivere in ceppi peggiori di quelli che ha uno schiavo. Date agli altri la vostra attenzione, mai il vostro cuore. Mostrate rispetto verso chi ha il potere, ma non seguitelo ciecamente."
(Eragon)

Re Julien 2G

“Imperatori e gladiatori” (ovvero, l'arte della divagazione)

Lezione di storia. Il mio prof di storia, sorridendo e avvicinandosi molto velocemente al registro, stava per interrogare, come al solito, due alunni della III A. Noi alunni tremavamo come dei gladiatori che dovessero affrontare un possente leone, anche se c'è da ammettere che i gladiatori erano nettamente più coraggiosi. Infatti noi aspettavamo ansiosamente il verdetto dell'imperatore di turno, il professore di storia, tremando come se ci fossero zero gradi.
Dalla mia bocca uscirono testuali parole “Tu hai studiato?” rivolgendomi a Cecilia, la mia compagna di banco che, come sempre, ammiccò in segno di sì. Beata lei!
Feci la stessa domanda ad una decina di persone e alcune mi risposero di sì, gladiatori salvi, mentre altre risposero di no, gladiatori morti.
Quando tutti pensavano che fosse giunta la loro ora e seguivano il dito del prof strisciare sul registro, ecco che il prof si alzò e andò verso il computer.
Forse avevamo ancora una possibilità.
Tutta la classe tirò un sospiro di sollievo, ignara del pericolo che la attendeva, molto peggiore di quello a cui era appena scampata. Il prof cliccò sul primo segnalibro di firefox, estrazione casuale, e appena si aprì la schermata tutti si congelarono sul posto.
Inserì i numeri per l'estrazione con un perfido sorrisetto e poi … “Valentina, scelgo te! Prima guerra mondiale!”. Ero quasi salva … rimaneva solo un nome da estrarre …ma Valentina coraggiosamente rispose“Tu non hai potere su di me! Io ho la giustifica!” Ed ecco che Valentina alzò il minibook, lentamente, e un raggio di sole lo fece splendere come se fosse la salvezza dell'umanità per evitare la distruzione del mondo. No dai, anche questa non era vera, anche se sarebbe stato divertentissimo!.Banalmente, Valentina disse: “Prof, ho la giustifica”.Il prof, rassegnato per aver perso una sua preda, si rigirò verso il computer e CLIC ...
Mm, un momento, c'è qualcosa che non mi torna. Adesso che ci penso perché ho iniziato da qui? Forse perché mi piaceva l'idea? O è la prima cosa che mi è venuta in mente? O forse sono ancora traumatizzata all'idea che il mio professore di storia ci chiamasse così per le interrogazioni … chi può dirlo?
Facciamo così, ricominciamo! voi capite meglio e io riordino un po' le idee.
Dunque, salve!
Sì, signor correttore, lo so che le storie devono iniziare per forza con c'era una volta, con tanto tempo fa, con una principessa e tutte quelle palle lì. E sai cosa? Non me ne frega niente, la mia è originale, inizia con un'interrogazione di storia!. Perché sono una studentessa, non sono mica una principessa, un'eroina, una maghetta o una strega, e quindi il mio libro inizia così. “E … quindi?” vi chiederete. Beh, quindi, caro lettore curiosone, questo libro parla di me, me medesima, e se non ve ne frega niente e volevate le armi , gli amori e i draghi, chiudetelo e arrangiatevi! Questa è la mia storia! This is my story!
Ecco, così ho anche mischiato italiano e inglese. Visto? Sono una vera studentessa modello. Ma torniamo a noi. Dunque, rifacciamo: salve, mi chiamo Daiana e vivo a … ehi, saranno pure affari miei dove vivo? Lasciamo stare i particolari, che non interessano a nessuno. Basta il nome, no? Partiamo da una mia solita giornata. Io, come tutte le brave persone pigre che non si svegliano mai da sole la mattina, ho una sveglia … cioè, no. Scusate, rettifico, io non sono una semplice persona pigra; io sono superpigra e quindi di sveglie ne ho ben due. La prima si può definire “sveglia che se ti muovi ti fulmino” (ok, so che non è bello, ma se avete qualche consiglio per il nome, non esitate a contattarmi) ed equivale al mio gatto che si sistema sopra i miei piedi e, appena io ne muovo uno, lui come Flash o Wolverine, a voi la scelta, ci ficca dentro le unghie. E vi garantisco che funziona...Ed ecco che passiamo alla seconda sveglia!. A dir la verità, più che una sveglia è una sirena dell'ambulanza (se non peggio) che con urla potente: «Daiana? Svegliaaaaaaaaa …» eccetera. Non mi metto a scrivere tutte le "a" di "svegliaaaa" perché altrimenti verrebbe un capitolo solo di "a" che, sono costretta ad ammettere, sarebbe piuttosto noioso da leggere anche per un libro originale. Anche se l'idea era buona, non trovate? No? Ehi, ehi, ehi, piano con quei pomodori! Chiudi il libro invece di imbrattarmi le pagine! E poi come sarebbe il secondo capitolo solo fatto di “b” ? Okay...
Dopo quell'attacco alla roccaforte, io scatto in piedi energica e grido «Signorsì, signor capitano!» e poi corro giù a far colazione …
Seee, magari!
«Tra cinque minuti!», grido invece, e mi giro impertinente. Alla fine mio padre, dato che nessuna delle due sveglie ha avuto un reale effetto, mi butta giù dal letto in qualche modo. Passettino dopo passettino, con un viso blu, livido e pestato stile gli zombie di Thriller, mi dirigo verso la cucina e mi siedo al mio solito posto ... ehi! A proposito, avete notato che quando vi mettete a tavola, vi sedete sempre nello stesso posto, come se lì ci fosse un foglietto con scritto il vostro nome e cognome? Come alle feste di compleanno di quando eravate piccoli e poi se vi sedete in un altro posto della vostra tavola non vi sentite comodi?
Immagino che non lo abbiate notato … e sì, continuate pure a far finta che vi interessi, tanto lo so che non ve ne frega niente.
Comunque mi siedo, prendo la prima cosa che mi capita fra le mani nella cesta della colazione e auguro un sonnacchioso «Buongiorno» a mia madre, e lei ricambia.
E non mancano le frasi di mio padre, arzillo e pimpante come un grillo, tipo «Su su, al lavoro!» oppure «Scontare la pena, scontare la pena!».
Che poi dico io... quel pover'uomo si sveglia ogni giorno alle sei e a volte anche alle quattro del mattino … si può sapere che voglia ha di saltellare per casa, di svegliare tutta la famiglia e di gridare a squarciagola: «Su, su, che anche oggi è una bellissima giornata!»? Che poi a ben vedere rompe un po' le palline a tutti, no?
Però ci vorrebbe una bella domanda a Chi vuol essere milionario: «Come fa il signor Antonio a svegliarsi alle quattro del mattino urlando "Scontare la pena, scontare la pena!" A. E' un supereroe. B: la Nasa ci sta lavorando. C: è un vampiro. D: è pazzo. Scelga lei».
E devo ancora capire che pena dobbiamo scontare …
Mentre ci penso e rimugino su questi argomenti molto filosofici, vado in bagno, mi preparo e mi vesto, ma per privacy e per vergogna salterò la parte in cui mio fratello apre la porta del bagnetto mentre sto facendo pipì.
Alla fine di questa Odissea del 2000, salgo in macchina, mi infilo nelle orecchie gli auricolari e mi lascio trasportare dalla fantasia, così mi sento sempre in uno di quei fighissimi video musicali in cui i personaggi vengono ripresi di profilo mentre cantano in playback la canzone. Potrei farne anche io uno così, solo che di solito nei video fighi ci sono i bei paesaggi, tipo l'Arizona o il Gran Canyon … io ho soltanto la strada inquinata che mi porta fino a scuola. Ma ovviamente ci sono sempre degli ostacoli che ti impediscono di farlo:
Primo Ostacolo Leggendario: l'I-pod Scarico.
Ma mannaggia a chi dico io, che potrebbe essere la memoria, il cervello, i miei neuroni che fanno quello che vogliono o qualunque santo innocente che mi ricordi, mi sono dimenticata di caricarlo! E ovviamente a metà della mia canzone preferita quel maledetto si spegne, lasciandomi lì da sola a sorbirmi i discorsi di mio padre che racconta di quanto povera e sfortunata fosse la sua gioventù.
Sì, papà, lo so benissimo che vuoi essere compatito, ma mi dispiace aggiornarti: il tempo passa per tutti!
Secondo Ostacolo Leggendario: Mio Fratello.
Se il mio Ipod è tanto clemente da non scaricarsi sul più bello, ecco che inizio a sentire una voce stonata che canta … «Fac-cio brut-to, fac-cio brut-to, fac-cio brut-to» … sì, bravo Mirco... E poi che significherà mai «faccio brutto»? Al massimo dovrebbe essere riflessivo, ma poi «mi faccio brutto» suona più come un insulto … oppure «faccio le cose brutte», che è ancora peggio … oppure caso mai uno si fa bello mica brutto! Mi è stato riferito da una persona che “Faccio brutto” significa “Mi faccio figo”...No coment...
Allora metto il volume dell'I-pod al massimo, ma ovviamente quella maledettissima voce si sente ancora, ancora e ancora … se solo fosse intonata! E se solo cantasse i Linkin Park!
Terzo Ostacolo Leggendario: i Compiti.
Chi non ha mai finito gli esercizi su qualunque mezzo di trasporto che gli permettesse di guardare il libro e non la strada? Chi non ha mai ripassato o studiato prima di una verifica?
Bene … quindi ovviamente per fare questo bisogna prendere l'Ipod, dire "ciao" al proprio video immaginario e sistemarlo nella tasca dello zaino, in quella del giubbotto o dove vi pare. E così passa anche il viaggio per andare a scuola. Adios musica!
E se non si va a scuola?”, “E se il calcio non esistesse?” (pubblicità di Sky) “E se mia nonna avesse le ruote?”(professoressa Bertogliatti), “E se...e se?” Oh no,non ditemi che devo fare la seconda ipotesi, il libro diventerebbe noioso. Facciamo così, riassumiamo...Le possibilità che uno non vada a scuola sono 6:
-Stai veramente male.
In questo caso non c'è da ridire
-Hai una verifica o un'interrogazione.
Allora la sera prima scattano tutte le “fasi” per far credere ai tuoi che stai veramente male.
-Tua nonna è morta.
Che tua nonna poi è morta un paio di volte l'anno.
-Tu sei morto
no comment...
-Vacanze.
E li...sei felice come una pasqua...ma scusate felice come una pasqua? Che vuol dire? Sei felice come un uovo di pasqua?! Ah forse come una festa! Cioè le feste sono divertenti allora...basta.
-Neve o altre condizione atmosferiche e anche eventi naturali come eruzioni vulcaniche ecc...
Tanto comunque vada i tuoi genitori , anche se sei andato in vacanza e lo sanno i professori, sul librettino scriveranno “indisposizione” oppure le cose più assurde “ha male al collo”,ma scrivi indisposizione no?!, “ Si è ustionata con un fiammifero”, ”E' morto il gatto”, ”Il vulcano che ha costruito con la carta si è rivelato vero”,
Si è capovolta con la bicicletta”, “Si è capovolta con gli sci”, “Si è capovolta (in generale)”. Okay, alcune me le sono inventate per “strapparvi un sorriso” ecco...”strapparvi un sorriso”...state attenti che a momenti esce la mia mano dal libro e vi “strappa il vostro sorriso”.
Torniamo a noi.
Una volta arrivata a scuola mi unisco al mio gruppo di chiacchiera e incomincio a parlare del più e del meno.
Non di matematica, eh! Ed ecco che si aprono le porte dell'arena e i gladiatori iniziano pian piano ad entrare, e pure io, insieme al mio gruppo di chiacchiera. “Entra prima tu! . No,no entra prima tu!. Insisto!”
Ad un certo punto si sente un grido di qualcuno che si è svegliato adesso: «Oggi è lunedì!».
1°Ma va? Te ne sei accorto solo ora? 2° Appena sento quella parola nella mia mente scatta un “NOOOOOOOO” che non finisce mai...
Perchè per me , e come di sicuro molti altri , il lunedì è il giorno più pesante solo per il fatto che è il seguito della domenica. Secondo me bisognerebbe chiedere alla scuola di abolire il lunedì come nel film di Garfield (chi non l'hai visto...amen). Dai...ammettetelo! chi di voi la domenica non ha detto mai questa frase “No, domani è lunedì! Non ho voglia di andare a scuola e chi si alza!” scommetto che se contiamo come soldi tutte le volte che qualcuno ha detto questa frase sarei milionaria. Dai facciamolo! Però i soldi me li becco io!. Oppure un bel “DHO!” alla Homer Simpson.
Per i ragazzini delle elementari che andranno il prossimo anno alle medie non dite che la matematica è la vostra materia preferita perchè , nella maggior parte dei casi (poi ci sono le eccezioni) , non è così! I professori sono bravissimi! Ma per quanto riguarda il mio caso , in matematica (algebra) sono un caso perso … Voglio vedere se dopo vi piacciono le espressioni con i monomi o i problemi con dentro sia algebra che geometria!
Ragazzi mi raccomando non fate gli esercizi vedendo le regole. Prima le studiate e poi fate gli esercizi!”, “Certo prof!” che quel “certo prof” , per la maggior parte dei casi equivale ad un “Si certo prof che non lo farò”, alcune volte quel “non lo farò” può riferirsi ad un “si certo prof che non farò i compiti” ma non divaghiamo oltre.
E no! Cari miei lo so che volete vedere come va a finire l'interrogazione di storia! Ma c'è ancora da dire un bel po' prima del fatidico momento!. Volete sapere com'è andata l'interrogazione di storia ? Se mi ha interrogato o no? Beh cari miei dovrete aspettare il secondo capitolo! O l'uscita del libro , se uscirà non è detto! Qesta era solo un'anticipazione! Se volete vi mando i prossimi capitoli tanto io sono in 3^A che vi aspetto! Ciao Sabin!

Daiana Gigliotti 3^A

Ringraziamenti :
Silvia Gloria Tamburi che mi ha aiutato a farmi venire l'ispirazione!

domenica 10 marzo 2013

Paride e Elena

Mi piaceva vedere il mare, mi piaceva anche la frenesia di Sparta e dalla mia finestra osservavo tutto.
Ora no, nulla di quello che una volta era bello e mi faceva sorridere esiste più. Certo il mare è sempre quello e anche Sparta non è cambiata, ma è come se qualcuno avesse spento una luce nella mia vita e ora vedessi tutto in bianco e nero. Una volta sorridevo alla vita, ora non più, forse perché è la vita che ha smesso di sorridermi.
Dieci anni fa non era cosi: dieci anni fa ero la bella Elena, regina di Sparta e moglie di Menelao, ma poi tutto cambiò: arrivò lui, lo straniero, il barbaro; si presentò come Paride Alessandro, principe di Troia, Menelao lo accolse con tutti gli onori, fu ospite presso il nostro castello.
Era gentile, bello e colto; diventammo amici, ma la cosa che apprezzavo di più in lui era che mi trattava come se anch’io avessi un cervello, non mi considerava solo bella come faceva Menelao, mi considerava anche intelligente, con lui parlavo di tutto: dalla politica e dalla guerra agli intrighi di corte.   Per Menelao invece ero solo un oggetto, un soprammobile per abbellire la reggia, buona solo a fare figli. Con Paride mi sembrava di vivere per la prima volta.
Era una sera di giugno, Menelao non era a Sparta, ma a Micene da suo fratello Agamennone. Io e Paride da una terrazza del castello vedevamo lo spumeggiante mare e le stelle che brillavano in cielo, sentivo i grilli canticchiare e Paride mi narrava una leggenda;  io ho sempre amato sentirmi raccontare delle storie, forse perché era il mio unico modo di scappare dalla realtà e da Menelao; anche Paride la pensava così, lui mi capiva.  Mi raccontò che una volta avevamo tutti quattro braccia, quattro gambe e due teste, ma gli dei per punirci ci divisero a metà e quando troviamo la persona che amiamo, chiunque sia, troviamo la metà che eravamo prima che gli dei ci dividessero. Quando Paride ebbe finito di leggere esclamai:
- Wao- 
- Perché tanto stupore, regina?- Domandò lui.
- Bé, avevo sempre considerato l’amore come una cosa infantile, che esiste solo nei miti, una cosa inutile; il tuo racconto mi ha fatto cambiare idea. - Risposi.  
- Questo lo dicono tutti prima che l’amore arrivi.- Mormorò lui.
Mi voltai a guardarlo, anche lui si voltò a guardare me; i nostri visi erano a due centimetri di distanza, sentivo il suo respiro, vedevo i suoi occhi brillare, avvertii una stretta allo stomaco e dopo pochi secondi che mi parvero eterni distolsi lo sguardo e continuai a guardare il mare, ma sapevo che nel mio rapporto con Paride qualcosa era cambiato.
Da quel giorno tra me e il principe troiano iniziò una specie di gioco, facevamo apposta a incontrarci nei corridoi, passavo mezz’ora davanti allo specchio per cercare di apparire più bella agli occhi di Paride e quando lo vedevo sentivo una stretta allo stomaco, all’inizio quasi involontariamente poi sempre più consapevolmente.
Ma il tempo passava: venne luglio e arrivarono le feste e i giochi in onore di Afrodite: la dea dell’amore. L’ultima sera della festa mi ritrovai da sola con Paride, fu lì che accadde tutto: lui mi stava raccontando di Troia, delle sue mura possenti e dei suoi abitanti: Ettore, Andromaca, Enea, re Priamo… quando all’improvviso mi confidò:- Un giorno dovrò tornare a Troia e quel giorno si fa sempre più vicino, mi dispiacerà molto lasciarvi mia regina.- 
Esclamai d’impulso:- Se mi vuoi io vengo.- Il mio cuore batté all’impazzata. 
Paride s’avvicino, eravamo così vicini, vedevo il suoi capelli scuri, i suoi occhi del colore dell’oceano sempre più vicini a me, sentivo il battito del suo cuore, prese la mia mano e le nostre labbra s’incontrarono, dopo quella che a me parve un’eternità ci staccammo, ero senza fiato, Paride sorrise e disse:- Se vuoi partiremo domattina all’alba. -  Come risposta mi gettai tra le sue braccia.
Ero un’ombra furtiva e silenziosa nella notte: fuggivo da Sparta, scappavo dalla mia terra natia e soprattutto scappavo dalla mia vita. Prima di partire avevo lasciato un biglietto a mia figlia Ermione, in cui cercavo di spiegarle tutto: il perché della mia fuga, la mia storia con Paride, mi scusavo con lei e pensavo che forse un giorno avrebbe capito.
Lasciai la mia patria su una nave: la “Cerva dorata”; lì passai i giorni più felici della mia vita: io, Paride e l’oceano; ero finalmente libera. Mi sembrava di vivere in un sogno; dopo dieci giorni sbarcammo sulle coste di Troia: la città ci accolse come degli eroi e le prime due settimane furono magnifiche, tra banchetti e feste. Ogni mattina io e Paride passeggiavamo per i fantastici boschi di Troia, ci tuffavamo dalla scogliera … poi tutto cambiò in una fatidica giornata d’agosto: arrivarono loro, Ulisse e Menelao, sbarcarono sulle coste di Troia, con tutto il loro seguito di soldati, arrivarono alle porte del castello dove re Priamo li accolse
Dopo che ebbero pranzato re Primo gli domandò:- Miei re, cosa vi porta così lontano dalla patria?- Menelao esclamò incollerito:- Hanno rubato la moglie al re di Sparta!- Sembrava un bambino a cui hanno appena portato via il giocattolo preferito.
- Chi mai ha osato fare una cosa simile?- Chiese stupito il re di Troia. 
- Vostro figlio, Paride Alessandro.- Rispose Menelao 
- Deve esserci  un errore Menelao, non osare queste insinuazioni su mio figlio. - Ribatté Priamo tagliente. 
Ulisse, re di Itaca, intervenne:- Non esageriamo, sicuramente deve esserci stato un malinteso, ridateci Elena e sistemeremo tutto, voi non volete avere come nemica Sparta, vero?- 
Priamo offesissimo, poiché era terribilmente orgoglioso, cacciò i due re da Troia.
Il giorno dopo tutti sapevano dell’incontro del re con Ulisse e Menelao, sapevano che in realtà io ero la moglie di Menelao, fuggita da Sparta per amore; tutti cambiarono atteggiamento verso di me: iniziarono a guardarmi con occhi nuovi, per molti il fatto di essere già sposata mi rendeva ancora più preziosa, altri mi disprezzavano per aver lasciato Sparta, c’era chi lo considerava solo uno scandalo di corte; quando io venni a sapere della richiesta di Menelao mi preoccupai, conoscevo Menelao, il suo terribile orgoglio, sapevo che sarebbe tornato a prendermi, perché nessuno ruba la moglie al re di Sparta. Fu come se all’improvviso mi fossi svegliata da un sogno e mi ritrovassi a fare i conti con la realtà: ero in lotta con me stessa, mi odiavo per aver abbandonato mia figlia Ermione, ma il peggio doveva ancora venire.
Vedemmo le navi avvicinarsi e approdare sulle nostre coste, erano armate da guerra, portavano i simboli delle città greche: Sparta, Atene, Itaca, Micene, Delfi, Ftia … Si preparavano a fare guerra a Troia, Priamo ordinò a suo figlio Ettore,  di disporre tutti i soldati sulle mura, un messaggero si avvicinò alle nostre mura e recitò:                          
Io Menelao re di Sparta, in nome di tutte le città greche quali Atene Sparta, Micene, Olimpia, Ftia, Itaca, Creta, Mikonos e Delfi, dichiaro guerra a Troia poiché ha concesso ospitalità a Paride Alessandro, accusato di aver rapito Elena, mia moglie. Rimarremo a combattere finché non riavrò Elena e questa città sarà ridotta in cenere.”
Iniziò la guerra: dieci anni di battaglie, violente e sanguinose battaglie; vedevo gli uomini più valorosi morire e le madri disperarsi, osservavo un’intera città andare in rovina: vedevo la disperazione della gente e il disprezzo che essa nutriva per me, anche il mio cuore e la mia coscienza caddero in rovina, migliaia di uomini morti, morti per me, ma nonostante il dolore costante e il rimorso che mi rodeva l’anima non facevo niente.
In questi anni di solitudine gli unici rimasti a farmi compagnia,oltre a Paride, furono Ettore e Andromaca; Ettore era il più valoroso guerriero troiano e Andromaca era sua moglie. Lei mi raccontava tutto quello che succedeva in città, cosa diceva la gente, mi narrava le leggende di Troia, diventammo amiche, fu l’unica amica che io abbia mai avuto.  
Poi Achille, il più abile guerriero greco, figlio della dea Teti e del mortale Peleo e dotato dell’invincibilità, tranne che sul tallone destro, sfidò Ettore in un duello.
Ettore morì, Achille attaccò il suo corpo a un carro e lo trascinò. Andromaca vide l’orribile scempio del corpo di suo marito, ma lei era forte: non la vidi piangere, sapevo che lei soffriva: con la morte di Ettore non se ne era andato soltanto il marito, ma anche una parte di lei, la sua allegria. Incominciò la sua freddezza nei miei confronti, fu così che ebbi l’idea, l’idea che uccise Achille, fui io a suggerire a Paride di uccidere Achille con una freccia avvelenata al tallone e Achille morì.
Arrivò così la resa degli Achei, vidi le loro navi andarsene lasciando un cavallo di legno sulla spiaggia come regalo agli dei. Sentivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma da troppo aspettavo quel momento, quello in cui sarei stata di nuovo libera. Facemmo entrare il cavallo in città, festeggiammo tutta la notte.
Il suono di un corno e poi un urlo lacerò la notte; io e Paride ci affacciammo dalla finestra e vedemmo l’inferno che si era scatenato a Troia, le fiamme e il panico; non dimenticherò mai quello che vidi: bambini che piangevano invocando il nome della madre circondati dalle fiamme, donne incatenate che urlavano, i guerrieri greci che seminavano terrore e sangue, Ilio arse tutta la notte. 

All’alba Menelao mi trovò, c’era desiderio nei suoi occhi: finalmente aveva riconquistato Elena, la sua bambola preferita, il suo trofeo, la più bella sarebbe stata sua per tutta la vita. Io ero terrorizzata, avevo paura di lui, non temevo la morte, ma avevo paura di tornare a essere sua  per tutta la vita, avevo paura di non vedere mai più il dolce viso di Paride, di non sentire mai più la sua voce. 
Menelao mi riportò a Sparta, riportò il suo trofeo a casa. Il rimorso mi perseguiterà tutta la vita, ogni giorno rivedo Troia bruciare per colpa mia, vedo il bel viso di Paride che forse non rivedrò mai più, ma la mia vita non può finire qui, deve continuare, per lei, per mia figlia Ermione che ormai ha 13 anni e mi disprezza, mi considera una traditrice che ha preferito un uomo a sua figlia, ancora non capisce ma fra poco capirà. Se io vivo, vivo solo per Ermione.

Arianna

martedì 19 febbraio 2013

LA MIA STORIA

Era il 1200 e io, Francesca, figlia dei coniugi Da Polenta mi ritrovai a sposare un uomo che non conoscevo solo per proteggere la mia patria dai continui scontri tra la mia Famiglia e quella dei Malatesta.
Si chiamava Gianciotto quest’uomo, le ancelle mi avevano confessato che era un valoroso guerriero, ma era rimasto zoppo in uno scontro. Non era molto bello, mi raccontavano le cuoche, ma era molto fedele a ciò che amava: la famiglia e la patria.
Ero un po’ insicura, ma quando lo vidi arrivare dalla strada sterrata che conduce al grande e floreale ingresso mi innamorai all’istante.
Il giorno seguente mi sposò, poi non mi lasciò neanche il tempo di salutare i miei cari che mi portò via; durante il viaggio mi confessò che lui non era il mio promesso sposo; ma bensì suo fratello, lo aveva mandato da me a prendermi poiché lui era impegnato in un duello.
Il giovane era Paolo, Paolo il bello, era soprannominato così a corte.
Arrivai finalmente a corte e conobbi il mio futuro marito, ero molto offesa per l’oltraggio subito, lui non si era neanche degnato di sospendere il duello, ma aveva preferito mandare il fratello, credeva forse che non mi sarei accorta della differenza?
A Ravenna, casa mia, girava la voce che non fosse molto bello fuori, ma puro di cuore, a me però non sembrava: sarebbe stato più nobile da parte sua venire lui a prendermi alla mia reggia e sposarmi di persona.
Appena entrata alla reggia, mi aveva salutata, poi avevamo fatto una lunga chiacchierata e infine mi aveva comunicato che sarebbe partito molte volte per andare in guerra, e che per ogni evenienza potevo consultare Paolo.
Gianciotto non era mai a casa, Paolo, invece, mi era sempre accanto, mi consolava quando mi sentivo sola e si prendeva cura di me, così a poco a poco cominciammo a conoscerci meglio.
Un bel giorno eravamo seduti e ci divertivamo a leggere il libro che narra le avventure dell’amore impossibile tra Lancillotto e Ginevra, eravamo arrivati al punto in cui Lancillotto confessa a Ginevra l’amore che prova nei suoi confronti, la prende tra le braccia e la bacia, a quel punto smettemmo di leggere, ci guardammo e iniziammo a baciarci.
Per un po’ di tempo andammo avanti così con la scusa che leggevamo un libro, e poi invece succedeva tutt’altro, ma qualcuno ci scoprì ed andò a spifferarlo a Gianciotto che inviò questo messaggio alla mia famiglia:
Gentili coniugi Da Polenta,
ho scoperto che mio fratello e vostra figlia hanno tradito il nostro patto diventando amanti, visto che l’errore è stato compiuto da un membro per ogni famiglia il patto non verrà annullato, ma i rispettivi traditori dovranno essere uccisi, siete d’accordo?
I miei genitori risposero di sì, perciò noi due, io e Paolo, fummo uccisi da un fratello/marito.

Francesca Da Polenta


Scritto da Fra3

lunedì 18 febbraio 2013

INDIGNAZIONE E NIENT'ALTRO


Inizio subito col dirvi che questo articolo vorrei servisse per ricordare, perché col tempo si dimentica e si smette di cercare, di indagare.
Iqbal Masih era un ragazzo pakistano della nostra età, sfruttato per fabbricare tappeti. Fu venduto per la prima volta a soli 5 anni, da quel giorno la sua vita cambiò e continuò a essere venduto da  un padrone all'altro. L'unica sua colpa fu ribellarsi contro la mafia dei tappeti e il suo padrone.
Molte scuole sono dedicate a lui, a colui che ha combattuto fino al suo assassinio contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Dedicato a lui c'è anche il blog:”Un posto nel cuore” da cui ho preso questa frase per farvi capire cosa può fare il tempo:“Il 16 aprile del 1995, il giorno di Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre giocava con il suo aquilone in spiaggia vicino la casa della nonna, nella zona di Chapa Kana, vicino a Lahore. Aveva 12 anni. Il processo che vide imputati gli esecutori materiali dell'omicidio non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene apparì certo che il suo assassinio fosse opera di sicari della locale "mafia dei tappeti". La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: “l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal.”
Ho deciso di trascrivere questa frase perchè spero che susciti in voi, come suscita in me ogni volta che rileggo, l'indignazione e un senso di sdegno verso chi a suo tempo disse:”l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal".
Neanche ora dopo 18 anni dalla morte di Iqbal, si sa chi sia l'assasino.
Spero che chi potrà muoverà le cose, spero e credo che qualcuno capisca l'importanza di non dimenticare e per ultimo, ma non per importanza, spero che il mio articolo non si dimentichi chiudendo Google.
                                                                                Zampa