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lunedì 19 novembre 2012

Diario di un gatto di strada 2


Non avevo passato un sonno tranquillo. La mia mente era stata bombardata di incubi e flashback. riguardanti l’incidente della sera precedente. A proposito: la zampa mi faceva ancora male.                                                                           Almeno il sole splendente di quel mattino mi scaldò la pelliccia.                            In strada non era passata ancora nessuna macchina, capii che quello non era un tragitto molto frequentato. Feci ancora qualche passo, mi riposai, poi camminai ancora. Le ore stavano passando, velocemente, o lentamente, non lo so spiegare, o forse non l'ho mai saputo. Le impronte delle mie zampe nella neve erano chiarissime, ma leggere, come se la forza incominciasse a mancarmi.                                                                                       Mi accorsi di avere fame e più ci pensavo, più me ne veniva. Provai a mangiare la neve, ma non mi soddisfava, anzi, il suo gelo mi arrivava al cervello e me lo bloccava. Provai a mangiare l’erba, ma la vomitai subito. Era sera e ogni minuto che passava avevo sempre più fame, freddo, sonno. In quel momento passò una macchina, ma non la vidi subito e non riuscii neanche a tentare di farmi  notare. Guardai in alto, scorsi la luna fra le nuvole, splendeva. Andai alla ricerca di qualche stella, ma ne trovai solo una, piccola e dalla luce flebile. Così  cercavo, inutilmente, di distrarmi guardando il cielo.          
Andai avanti, zoppicando, finché non mi stancai del tutto.                                          Non ce la facevo più, mi sdraiai su un letto di terra, ancora non dipinta di bianco dalla neve e mi addormentai. Chiusi gli occhi, il mio unico pensiero era riposare.    (to be continued)                                                                             

Re Julien 2G

Diario di un gatto di strada


Nevicava quel giorno, sì nevicava. La neve cadeva lievemente sull’asfalto e sui prati sconfinati attorno ad esso. Il buio della notte era illuminato solo dai lampioni, alti come giganti, che se ne stavano dritti intorno alla strada, come cavalieri in attesa del passaggio di un re.                                                                Il freddo si faceva strada, attraverso la mia pelle, per entrare nelle mie ossa, con il risultato di farmi sentire ancora più debole di quanto non fossi già. Me ne stavo sdraiato sull’erba congelata, ad aspettare il sonno. Il mio pelo, in parte striato e in parte bianco come il latte, veniva continuamente mosso dal vento.                                                                                                                   Avevo appena subito un incidente: stavo attraversando la strada, ero stanco e infreddolito, non avevo guardato se arrivavano automobili, attraversai e basta. O meglio, avevo cercato di attraversare. Appena messa la zampa sull'asfalto era passata una macchina a tutta velocità. Mi colpì in pieno petto, scaraventandomi sul prato. Fortunatamente  non mi feci male, fatta eccezione per la zampa anteriore sinistra. Cadendo, infatti, me la fratturai. Non riuscivo a muoverla.                Almeno la neve serviva a qualcosa: il freddo attutiva il dolore, ma non completamente e le fitte non me le poteva risparmiare nessuno.  Dopo vari tentativi riuscii ad alzarmi e con fatica, a camminare. Mi dissi “Sono un gatto, posso farcela, devo solo andare avanti”. Ma la zampa 
rotta, il freddo e la stanchezza mi permisero di fare solo pochi passi.                                  Dopodiché caddi a terra e poi … il buio più assoluto.        (to be continued)                                  

Re Julien 2G

giovedì 15 novembre 2012

Diario di un gatto di strada 3


Fui svegliato dal rumore del motore di un’automobile. Ma non aprii subito gli occhi: volevo godermi il tepore in cui ero avvolto. Aspettai un attimo. Il motore di un’ auto, il tepore … “Mi hanno salvato” pensai.  Si', dev’essere proprio così. Ero avvolto in una coperta e restai così per almeno un’altra ora. Poi sbadigliai e spinsi fuori la testa dalla coperta. Mi alzai, mi stiracchiai.                                                                                                              L’interno della macchina era grigio, come presumibilmente l’esterno e io ero nel sedile posteriore di mezzo. Alla mia sinistra c’era un bambino, aveva i capelli castani, come gli occhi e somigliava moltissimo alla sorella, più grande, alla mia destra. Mi accorsi che davanti a me c’era un tovagliolo e sopra di esso … carne! Mi avventai subito sul cibo e appena gli umani si accorsero che ero sveglio, incominciarono a parlare, io non capivo. Ad un certo punto anche le persone sedute davanti si voltarono a guardarmi: una donna dai capelli e dagli occhi marroni e un uomo dagli occhi azzurri come il cielo e i capelli neri come la notte, con qualche sfumatura di grigio. Sorrisero e poi si voltarono dicendo qualcosa.  Il viaggio continuava tranquillo verso nord.                                                                 Ripresi a dormire più tardi e quando mi svegliai la macchina era ferma. Qualcuno, credo l’ uomo dagli occhi azzurri, mi prese tra le braccia e mi portò in casa, un nuovo, caldo mondo. La esplorai tutta quella sera, ero eccitato, euforico, mi strusciai contro le gambe di tutti, mi sentivo per la prima volta a 
in una vera famiglia. Quella sera mi diedero come pasto altra carne, perché non avevano cibo per gatti. In seguito scoprii che quel giorno era il 26 dicembre 2011.


Re Julien 2G