lunedì 19 novembre 2012

Diario di un gatto di strada


Nevicava quel giorno, sì nevicava. La neve cadeva lievemente sull’asfalto e sui prati sconfinati attorno ad esso. Il buio della notte era illuminato solo dai lampioni, alti come giganti, che se ne stavano dritti intorno alla strada, come cavalieri in attesa del passaggio di un re.                                                                Il freddo si faceva strada, attraverso la mia pelle, per entrare nelle mie ossa, con il risultato di farmi sentire ancora più debole di quanto non fossi già. Me ne stavo sdraiato sull’erba congelata, ad aspettare il sonno. Il mio pelo, in parte striato e in parte bianco come il latte, veniva continuamente mosso dal vento.                                                                                                                   Avevo appena subito un incidente: stavo attraversando la strada, ero stanco e infreddolito, non avevo guardato se arrivavano automobili, attraversai e basta. O meglio, avevo cercato di attraversare. Appena messa la zampa sull'asfalto era passata una macchina a tutta velocità. Mi colpì in pieno petto, scaraventandomi sul prato. Fortunatamente  non mi feci male, fatta eccezione per la zampa anteriore sinistra. Cadendo, infatti, me la fratturai. Non riuscivo a muoverla.                Almeno la neve serviva a qualcosa: il freddo attutiva il dolore, ma non completamente e le fitte non me le poteva risparmiare nessuno.  Dopo vari tentativi riuscii ad alzarmi e con fatica, a camminare. Mi dissi “Sono un gatto, posso farcela, devo solo andare avanti”. Ma la zampa 
rotta, il freddo e la stanchezza mi permisero di fare solo pochi passi.                                  Dopodiché caddi a terra e poi … il buio più assoluto.        (to be continued)                                  

Re Julien 2G

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