Questa è la storia di un vecchio contadino che piantava gli alberi.
E' nata dalla fantasia di Jean Giono, un magnifico scrittore nato nel 1895 a Monosque, città dell'alta Provenza. Suo padre era calzolaio di origini piemontesi, sua madre faceva la stiratrice. Per andare incontro alle difficoltà economiche dei genitori Jean Giono fu costretto ad abbandonare il collegio per andare a lavorare. Nel corso della sua vita ottenne molti premi e venne "etichettato" come colui che ha descritto la natura in una lingua spoglia, semplice e naturale. E' poi morto nel 1970, ma ci ha lasciato un grandissimo capolavoro "L'uomo che piantava gli alberi."
Il contadino di cui vi parlavo all'inizio si chiama Elzéard Bouffier, un uomo con una personalità davvero straordinaria ed indimenticabile. Ha dedicato la maggior parte della sua vita ad un'opera degna di Dio, lui infatti piantava alberi.
A sentirlo dire oggi potremmo giudicare quest'uomo come un pazzo che non aveva null'altro da fare e piantava alberi. In verità non è così; avendo perso la moglie e l'unico figlio si ritirò nelle langhe desolate della Provenza, in totale solitudine, e così l'unica cosa che lo rendeva in qualche modo felice era piantare alberi.
Conduceva una vita semplice, essenziale, non possedeva nulla di superfluo. Era una persona con una grande generosità; nei confronti delle persone, perchè offrì al narratore un letto, del cibo e una calda ospitalità, ma anche nei confronti della natura che lo circondava. Un gesto così, infatti, lo poteva compiere solamente una persona con una generosità immensa.
A Bouffier interessava la vita di coloro che sarebbero venuti dopo di lui e pensava che quel paese sarebbe morto senza la presenza di alberi.
Ciò che rende l'opera del pastore stupefacente è il fatto che era riuscito a creare una foresta dal nulla, totalmente da solo. La sua determinazione, ostinazione e testardaggine l'hanno portato a raggiungere il suo obbiettivo.
A Bouffier non interessava ciò che accadeva intorno a lui: le guerre, le perlustrazioni delle guardi forestali; lui continuava imperterrito il suo lavoro, voleva portarlo a termine prima di morire.
Con la realizzazione della sua opera, Bouffier, ha reso felice più di 10.000 persone che devono a lui la loro felicità, tranquillità e gioia. Quel luogo, grazie a lui, è rinato è diventato più bello, abitabile, l'aria che si respira è allegra e leggera.
Ma per capire profondamente l'opera del pastore bisogna tener conto del fatto che ha realizzato tutto questo da solo, ha avuto molte delusioni, molto sconforto ma poi non si è mai arreso, è sampre andato avanti e senza l'aiuto di nessuno, senza la necessità che tutti sapessero cosa stesse facendo ha agito, per il bene dell'ambiente e delle generazioni future.
Il significato profondo di questo libro è il rispetto della natura e la dedizione che quest'uomo ha avuto, che traspare dalle semplici, pure ed efficaci parole di Jean Giono.
Ma è esistito davvero o è il frutto della fantasia dello scrittore?
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giovedì 17 maggio 2012
Alberi
"Il bimbo ristette lo sguardo era triste
e i suoi occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante
mi piaccion le fiabe raccontane altre"
Questa è l'ultima strofa di una canzone scritta da Francesco Guccini che parla di un vecchio, che spesso racconta fiabe al bambino che lo fanno sognare.
La canzone prospetta un futuro in cui l'ambiente naturale è un ricordo lontano e non esiste più.
Per fortuna oltre alle canzoni esistono racconti e personaggi di un libro che possono far sognare come Elzéard Bouffier del libro "L'uomo che piantava gli alberi".
"Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese, trovo che, malgrado tutto la condizione umana sia ammirevole".
Lui con la sua pazienza, semplicità, solitudine, generosità e fiducia in se stesso riuscì a fare di un deserto un paese ricco di natura.
Questo libro che sembra semplice e piccolo in realtà nasconde un messaggio profondo quasi un invito alla riconciliazione fra l'uomo e la natura.
Lui faceva rinascere le foreste piantando le ghiande che trovava nei boschi; purtroppo però questo è il frutto della pura fantasia dell'autore.
Simile a questo personaggio esisteva una donna africana, Wangari Muta Maathai, che vinse il premio Nobel per la pace.
Lei incominciò a piantare alberi per impedire la distruzione delle foreste pluviali del Kenya e fermare la desertificazione.
Purtroppo accanto a persone come queste ce ne sono molte che contribuiscono tutti i giorni a distruggere l'ambiente.
e i suoi occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante
mi piaccion le fiabe raccontane altre"
Questa è l'ultima strofa di una canzone scritta da Francesco Guccini che parla di un vecchio, che spesso racconta fiabe al bambino che lo fanno sognare.
La canzone prospetta un futuro in cui l'ambiente naturale è un ricordo lontano e non esiste più.
Per fortuna oltre alle canzoni esistono racconti e personaggi di un libro che possono far sognare come Elzéard Bouffier del libro "L'uomo che piantava gli alberi".
"Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese, trovo che, malgrado tutto la condizione umana sia ammirevole".
Lui con la sua pazienza, semplicità, solitudine, generosità e fiducia in se stesso riuscì a fare di un deserto un paese ricco di natura.
Questo libro che sembra semplice e piccolo in realtà nasconde un messaggio profondo quasi un invito alla riconciliazione fra l'uomo e la natura.
Lui faceva rinascere le foreste piantando le ghiande che trovava nei boschi; purtroppo però questo è il frutto della pura fantasia dell'autore.
Simile a questo personaggio esisteva una donna africana, Wangari Muta Maathai, che vinse il premio Nobel per la pace.
Lei incominciò a piantare alberi per impedire la distruzione delle foreste pluviali del Kenya e fermare la desertificazione.
Purtroppo accanto a persone come queste ce ne sono molte che contribuiscono tutti i giorni a distruggere l'ambiente.
sabato 16 luglio 2011
Il mio vicino di casa
Il mio vicino di casa è snello ed elegante.
E' un pino della residenza Lago.
Ha tre anni più di me, ma non li dimostra.
Ospita nidi di uccellini, variopinti e canterini.
In Aprile e Maggio è sempre verde mentre a Settembre,
poverello, qualche aghetto color marron gli casca giù
formandogli una copertina.
D'inverno, poi, diventa tutto bianco
e il peso della neve fa ingobbire i suoi rami.
E' un pino, ma vuole farsi credere il candido abete
che ogni anno a Natale compare nelle nostre case,
con la gonnella più ampia e slanciata.
Vive bene.
Immerso nel verde che lo fa sentire a casa vive tranquillo,
le sue radici succhiano sostanze pulite anche se respira quell'aria piena di smog.
Nel suo cuore spinoso però carpisce tutto, ogni flebile cambiamento.
E' un pino della residenza Lago.
Ha tre anni più di me, ma non li dimostra.
Ospita nidi di uccellini, variopinti e canterini.
In Aprile e Maggio è sempre verde mentre a Settembre,
poverello, qualche aghetto color marron gli casca giù
formandogli una copertina.
D'inverno, poi, diventa tutto bianco
e il peso della neve fa ingobbire i suoi rami.
E' un pino, ma vuole farsi credere il candido abete
che ogni anno a Natale compare nelle nostre case,
con la gonnella più ampia e slanciata.
Vive bene.
Immerso nel verde che lo fa sentire a casa vive tranquillo,
le sue radici succhiano sostanze pulite anche se respira quell'aria piena di smog.
Nel suo cuore spinoso però carpisce tutto, ogni flebile cambiamento.