domenica 10 marzo 2013

Paride e Elena

Mi piaceva vedere il mare, mi piaceva anche la frenesia di Sparta e dalla mia finestra osservavo tutto.
Ora no, nulla di quello che una volta era bello e mi faceva sorridere esiste più. Certo il mare è sempre quello e anche Sparta non è cambiata, ma è come se qualcuno avesse spento una luce nella mia vita e ora vedessi tutto in bianco e nero. Una volta sorridevo alla vita, ora non più, forse perché è la vita che ha smesso di sorridermi.
Dieci anni fa non era cosi: dieci anni fa ero la bella Elena, regina di Sparta e moglie di Menelao, ma poi tutto cambiò: arrivò lui, lo straniero, il barbaro; si presentò come Paride Alessandro, principe di Troia, Menelao lo accolse con tutti gli onori, fu ospite presso il nostro castello.
Era gentile, bello e colto; diventammo amici, ma la cosa che apprezzavo di più in lui era che mi trattava come se anch’io avessi un cervello, non mi considerava solo bella come faceva Menelao, mi considerava anche intelligente, con lui parlavo di tutto: dalla politica e dalla guerra agli intrighi di corte.   Per Menelao invece ero solo un oggetto, un soprammobile per abbellire la reggia, buona solo a fare figli. Con Paride mi sembrava di vivere per la prima volta.
Era una sera di giugno, Menelao non era a Sparta, ma a Micene da suo fratello Agamennone. Io e Paride da una terrazza del castello vedevamo lo spumeggiante mare e le stelle che brillavano in cielo, sentivo i grilli canticchiare e Paride mi narrava una leggenda;  io ho sempre amato sentirmi raccontare delle storie, forse perché era il mio unico modo di scappare dalla realtà e da Menelao; anche Paride la pensava così, lui mi capiva.  Mi raccontò che una volta avevamo tutti quattro braccia, quattro gambe e due teste, ma gli dei per punirci ci divisero a metà e quando troviamo la persona che amiamo, chiunque sia, troviamo la metà che eravamo prima che gli dei ci dividessero. Quando Paride ebbe finito di leggere esclamai:
- Wao- 
- Perché tanto stupore, regina?- Domandò lui.
- Bé, avevo sempre considerato l’amore come una cosa infantile, che esiste solo nei miti, una cosa inutile; il tuo racconto mi ha fatto cambiare idea. - Risposi.  
- Questo lo dicono tutti prima che l’amore arrivi.- Mormorò lui.
Mi voltai a guardarlo, anche lui si voltò a guardare me; i nostri visi erano a due centimetri di distanza, sentivo il suo respiro, vedevo i suoi occhi brillare, avvertii una stretta allo stomaco e dopo pochi secondi che mi parvero eterni distolsi lo sguardo e continuai a guardare il mare, ma sapevo che nel mio rapporto con Paride qualcosa era cambiato.
Da quel giorno tra me e il principe troiano iniziò una specie di gioco, facevamo apposta a incontrarci nei corridoi, passavo mezz’ora davanti allo specchio per cercare di apparire più bella agli occhi di Paride e quando lo vedevo sentivo una stretta allo stomaco, all’inizio quasi involontariamente poi sempre più consapevolmente.
Ma il tempo passava: venne luglio e arrivarono le feste e i giochi in onore di Afrodite: la dea dell’amore. L’ultima sera della festa mi ritrovai da sola con Paride, fu lì che accadde tutto: lui mi stava raccontando di Troia, delle sue mura possenti e dei suoi abitanti: Ettore, Andromaca, Enea, re Priamo… quando all’improvviso mi confidò:- Un giorno dovrò tornare a Troia e quel giorno si fa sempre più vicino, mi dispiacerà molto lasciarvi mia regina.- 
Esclamai d’impulso:- Se mi vuoi io vengo.- Il mio cuore batté all’impazzata. 
Paride s’avvicino, eravamo così vicini, vedevo il suoi capelli scuri, i suoi occhi del colore dell’oceano sempre più vicini a me, sentivo il battito del suo cuore, prese la mia mano e le nostre labbra s’incontrarono, dopo quella che a me parve un’eternità ci staccammo, ero senza fiato, Paride sorrise e disse:- Se vuoi partiremo domattina all’alba. -  Come risposta mi gettai tra le sue braccia.
Ero un’ombra furtiva e silenziosa nella notte: fuggivo da Sparta, scappavo dalla mia terra natia e soprattutto scappavo dalla mia vita. Prima di partire avevo lasciato un biglietto a mia figlia Ermione, in cui cercavo di spiegarle tutto: il perché della mia fuga, la mia storia con Paride, mi scusavo con lei e pensavo che forse un giorno avrebbe capito.
Lasciai la mia patria su una nave: la “Cerva dorata”; lì passai i giorni più felici della mia vita: io, Paride e l’oceano; ero finalmente libera. Mi sembrava di vivere in un sogno; dopo dieci giorni sbarcammo sulle coste di Troia: la città ci accolse come degli eroi e le prime due settimane furono magnifiche, tra banchetti e feste. Ogni mattina io e Paride passeggiavamo per i fantastici boschi di Troia, ci tuffavamo dalla scogliera … poi tutto cambiò in una fatidica giornata d’agosto: arrivarono loro, Ulisse e Menelao, sbarcarono sulle coste di Troia, con tutto il loro seguito di soldati, arrivarono alle porte del castello dove re Priamo li accolse
Dopo che ebbero pranzato re Primo gli domandò:- Miei re, cosa vi porta così lontano dalla patria?- Menelao esclamò incollerito:- Hanno rubato la moglie al re di Sparta!- Sembrava un bambino a cui hanno appena portato via il giocattolo preferito.
- Chi mai ha osato fare una cosa simile?- Chiese stupito il re di Troia. 
- Vostro figlio, Paride Alessandro.- Rispose Menelao 
- Deve esserci  un errore Menelao, non osare queste insinuazioni su mio figlio. - Ribatté Priamo tagliente. 
Ulisse, re di Itaca, intervenne:- Non esageriamo, sicuramente deve esserci stato un malinteso, ridateci Elena e sistemeremo tutto, voi non volete avere come nemica Sparta, vero?- 
Priamo offesissimo, poiché era terribilmente orgoglioso, cacciò i due re da Troia.
Il giorno dopo tutti sapevano dell’incontro del re con Ulisse e Menelao, sapevano che in realtà io ero la moglie di Menelao, fuggita da Sparta per amore; tutti cambiarono atteggiamento verso di me: iniziarono a guardarmi con occhi nuovi, per molti il fatto di essere già sposata mi rendeva ancora più preziosa, altri mi disprezzavano per aver lasciato Sparta, c’era chi lo considerava solo uno scandalo di corte; quando io venni a sapere della richiesta di Menelao mi preoccupai, conoscevo Menelao, il suo terribile orgoglio, sapevo che sarebbe tornato a prendermi, perché nessuno ruba la moglie al re di Sparta. Fu come se all’improvviso mi fossi svegliata da un sogno e mi ritrovassi a fare i conti con la realtà: ero in lotta con me stessa, mi odiavo per aver abbandonato mia figlia Ermione, ma il peggio doveva ancora venire.
Vedemmo le navi avvicinarsi e approdare sulle nostre coste, erano armate da guerra, portavano i simboli delle città greche: Sparta, Atene, Itaca, Micene, Delfi, Ftia … Si preparavano a fare guerra a Troia, Priamo ordinò a suo figlio Ettore,  di disporre tutti i soldati sulle mura, un messaggero si avvicinò alle nostre mura e recitò:                          
Io Menelao re di Sparta, in nome di tutte le città greche quali Atene Sparta, Micene, Olimpia, Ftia, Itaca, Creta, Mikonos e Delfi, dichiaro guerra a Troia poiché ha concesso ospitalità a Paride Alessandro, accusato di aver rapito Elena, mia moglie. Rimarremo a combattere finché non riavrò Elena e questa città sarà ridotta in cenere.”
Iniziò la guerra: dieci anni di battaglie, violente e sanguinose battaglie; vedevo gli uomini più valorosi morire e le madri disperarsi, osservavo un’intera città andare in rovina: vedevo la disperazione della gente e il disprezzo che essa nutriva per me, anche il mio cuore e la mia coscienza caddero in rovina, migliaia di uomini morti, morti per me, ma nonostante il dolore costante e il rimorso che mi rodeva l’anima non facevo niente.
In questi anni di solitudine gli unici rimasti a farmi compagnia,oltre a Paride, furono Ettore e Andromaca; Ettore era il più valoroso guerriero troiano e Andromaca era sua moglie. Lei mi raccontava tutto quello che succedeva in città, cosa diceva la gente, mi narrava le leggende di Troia, diventammo amiche, fu l’unica amica che io abbia mai avuto.  
Poi Achille, il più abile guerriero greco, figlio della dea Teti e del mortale Peleo e dotato dell’invincibilità, tranne che sul tallone destro, sfidò Ettore in un duello.
Ettore morì, Achille attaccò il suo corpo a un carro e lo trascinò. Andromaca vide l’orribile scempio del corpo di suo marito, ma lei era forte: non la vidi piangere, sapevo che lei soffriva: con la morte di Ettore non se ne era andato soltanto il marito, ma anche una parte di lei, la sua allegria. Incominciò la sua freddezza nei miei confronti, fu così che ebbi l’idea, l’idea che uccise Achille, fui io a suggerire a Paride di uccidere Achille con una freccia avvelenata al tallone e Achille morì.
Arrivò così la resa degli Achei, vidi le loro navi andarsene lasciando un cavallo di legno sulla spiaggia come regalo agli dei. Sentivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma da troppo aspettavo quel momento, quello in cui sarei stata di nuovo libera. Facemmo entrare il cavallo in città, festeggiammo tutta la notte.
Il suono di un corno e poi un urlo lacerò la notte; io e Paride ci affacciammo dalla finestra e vedemmo l’inferno che si era scatenato a Troia, le fiamme e il panico; non dimenticherò mai quello che vidi: bambini che piangevano invocando il nome della madre circondati dalle fiamme, donne incatenate che urlavano, i guerrieri greci che seminavano terrore e sangue, Ilio arse tutta la notte. 

All’alba Menelao mi trovò, c’era desiderio nei suoi occhi: finalmente aveva riconquistato Elena, la sua bambola preferita, il suo trofeo, la più bella sarebbe stata sua per tutta la vita. Io ero terrorizzata, avevo paura di lui, non temevo la morte, ma avevo paura di tornare a essere sua  per tutta la vita, avevo paura di non vedere mai più il dolce viso di Paride, di non sentire mai più la sua voce. 
Menelao mi riportò a Sparta, riportò il suo trofeo a casa. Il rimorso mi perseguiterà tutta la vita, ogni giorno rivedo Troia bruciare per colpa mia, vedo il bel viso di Paride che forse non rivedrò mai più, ma la mia vita non può finire qui, deve continuare, per lei, per mia figlia Ermione che ormai ha 13 anni e mi disprezza, mi considera una traditrice che ha preferito un uomo a sua figlia, ancora non capisce ma fra poco capirà. Se io vivo, vivo solo per Ermione.

Arianna

martedì 19 febbraio 2013

LA MIA STORIA

Era il 1200 e io, Francesca, figlia dei coniugi Da Polenta mi ritrovai a sposare un uomo che non conoscevo solo per proteggere la mia patria dai continui scontri tra la mia Famiglia e quella dei Malatesta.
Si chiamava Gianciotto quest’uomo, le ancelle mi avevano confessato che era un valoroso guerriero, ma era rimasto zoppo in uno scontro. Non era molto bello, mi raccontavano le cuoche, ma era molto fedele a ciò che amava: la famiglia e la patria.
Ero un po’ insicura, ma quando lo vidi arrivare dalla strada sterrata che conduce al grande e floreale ingresso mi innamorai all’istante.
Il giorno seguente mi sposò, poi non mi lasciò neanche il tempo di salutare i miei cari che mi portò via; durante il viaggio mi confessò che lui non era il mio promesso sposo; ma bensì suo fratello, lo aveva mandato da me a prendermi poiché lui era impegnato in un duello.
Il giovane era Paolo, Paolo il bello, era soprannominato così a corte.
Arrivai finalmente a corte e conobbi il mio futuro marito, ero molto offesa per l’oltraggio subito, lui non si era neanche degnato di sospendere il duello, ma aveva preferito mandare il fratello, credeva forse che non mi sarei accorta della differenza?
A Ravenna, casa mia, girava la voce che non fosse molto bello fuori, ma puro di cuore, a me però non sembrava: sarebbe stato più nobile da parte sua venire lui a prendermi alla mia reggia e sposarmi di persona.
Appena entrata alla reggia, mi aveva salutata, poi avevamo fatto una lunga chiacchierata e infine mi aveva comunicato che sarebbe partito molte volte per andare in guerra, e che per ogni evenienza potevo consultare Paolo.
Gianciotto non era mai a casa, Paolo, invece, mi era sempre accanto, mi consolava quando mi sentivo sola e si prendeva cura di me, così a poco a poco cominciammo a conoscerci meglio.
Un bel giorno eravamo seduti e ci divertivamo a leggere il libro che narra le avventure dell’amore impossibile tra Lancillotto e Ginevra, eravamo arrivati al punto in cui Lancillotto confessa a Ginevra l’amore che prova nei suoi confronti, la prende tra le braccia e la bacia, a quel punto smettemmo di leggere, ci guardammo e iniziammo a baciarci.
Per un po’ di tempo andammo avanti così con la scusa che leggevamo un libro, e poi invece succedeva tutt’altro, ma qualcuno ci scoprì ed andò a spifferarlo a Gianciotto che inviò questo messaggio alla mia famiglia:
Gentili coniugi Da Polenta,
ho scoperto che mio fratello e vostra figlia hanno tradito il nostro patto diventando amanti, visto che l’errore è stato compiuto da un membro per ogni famiglia il patto non verrà annullato, ma i rispettivi traditori dovranno essere uccisi, siete d’accordo?
I miei genitori risposero di sì, perciò noi due, io e Paolo, fummo uccisi da un fratello/marito.

Francesca Da Polenta


Scritto da Fra3

lunedì 18 febbraio 2013

INDIGNAZIONE E NIENT'ALTRO


Inizio subito col dirvi che questo articolo vorrei servisse per ricordare, perché col tempo si dimentica e si smette di cercare, di indagare.
Iqbal Masih era un ragazzo pakistano della nostra età, sfruttato per fabbricare tappeti. Fu venduto per la prima volta a soli 5 anni, da quel giorno la sua vita cambiò e continuò a essere venduto da  un padrone all'altro. L'unica sua colpa fu ribellarsi contro la mafia dei tappeti e il suo padrone.
Molte scuole sono dedicate a lui, a colui che ha combattuto fino al suo assassinio contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Dedicato a lui c'è anche il blog:”Un posto nel cuore” da cui ho preso questa frase per farvi capire cosa può fare il tempo:“Il 16 aprile del 1995, il giorno di Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre giocava con il suo aquilone in spiaggia vicino la casa della nonna, nella zona di Chapa Kana, vicino a Lahore. Aveva 12 anni. Il processo che vide imputati gli esecutori materiali dell'omicidio non chiarì del tutto i dettagli della vicenda, sebbene apparì certo che il suo assassinio fosse opera di sicari della locale "mafia dei tappeti". La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: “l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal.”
Ho deciso di trascrivere questa frase perchè spero che susciti in voi, come suscita in me ogni volta che rileggo, l'indignazione e un senso di sdegno verso chi a suo tempo disse:”l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal".
Neanche ora dopo 18 anni dalla morte di Iqbal, si sa chi sia l'assasino.
Spero che chi potrà muoverà le cose, spero e credo che qualcuno capisca l'importanza di non dimenticare e per ultimo, ma non per importanza, spero che il mio articolo non si dimentichi chiudendo Google.
                                                                                Zampa

martedì 12 febbraio 2013

Le stagioni

La bianca signora si estende sui campi,
il suo gelido abbraccio spegne ogni calore,
il suo soffio gela ogni cuore.

Un caldo raggio si vede dietro le nuvole,
un bucaneve spunta dal gelo,
una rondine sfreccia nel cielo.

Risa di bambini si odono,
il sole caldo splende nel celeste,
frutti succosi riempono le ceste.

Triste tempo amico del freddo,
triste chioma colorata di fuoco,
la bianca signora ritorna fra poco.

Re Julien 2G

Un bianco battello all' ultima spiaggia

Chi vedrà un bianco battello,
far vela verso l' ultima spiaggia,
sui flutti increspati
il mare spumeggiante,
la schiuma volteggiando al vento,
ali di un bianco scintillante
la luce che scompare lentamente?

Chi udirà il vento ruggente
simile alle innumerevoli foglie delle foreste,
le bianche rocce brontolare,
rilucendo alla luce della Luna,
Svanendo nella luce della Luna,
oscillando alla luce della Luna,
simili a fuoco fatuo;
la tempesta ululare nella notte,
gli abissi sollevarsi?


Re Julien 2G

giovedì 31 gennaio 2013

Disegnare...

L'impugnatura dolce e sottile sulla matita,
la scia colorata che compare sul bianco foglio ancora privo di luminosità e di allegria.
La felicità di vedere un bel disegno concluso,
le emozioni trasmesse da un piccolo e insignificante dipinto.
L'orgoglio di essere riuscita a raffigurare un'idea o un sentimento astratto,
e la sicurezza che le altre persone guardando il disegno non riescono a oltrepassare il muro della mia immaginazione e dei miei sentimenti,
dove solo i miei pensieri riescono a rifugiarsi...
Disegnare...per  me questo è disegnare.

martedì 22 gennaio 2013

Cara Lea, Cara Sele

Cara Lea,
non vedo l’ora di venire, qua a Parigi la scuola finisce prima e verrò tra tre giorni al posto che tra sei… sei contenta?
Verrò in classe e sono già d’accordo con le prof che per questi tre giorni studierò nella tua classe! Evvai!
Comunque, anche io in questi quattro giorni di non lettere sono andata via con la squadra di pallavolo, siamo andate in Costa Azzurra, è stato bellissimo!
Adesso ti spiego tutto nei particolari, abbiamo dormito per tre notti in un hotel a 6 stelle (abbiamo pagato una follia!) che era sulla riva del mare, poi ci hanno regalato delle divise stupende con lo stemma dell’albergo, con cui abbiamo giocato, la mattina ci allenavamo duramente due ore e mezza in palestra e le altre in spiaggia, la mia divisa da capitana era la più bella, era diversa dalle altre, era una maglia rossa e blu corta con l’ombelico di fuori,  dei blu, bianchi e rossi shorts e una fascia con su scritto “Pro Parigi capitana” è stato fantastico, e poi il pomeriggio dormivamo stanche morte dall’una e mezza alle tre, poi andavamo a fare il bagno, alle stette rientro in hotel, otto cena, nove uscita al lunapark dell’hotel e rientro entro le 24 e mezza. Era stupendo… la finale, l’abbiamo vinta noi… il duro lavoro è servito… ora siamo nel torneo nazionale! Abbiamo vinto contro la CostaAzzurraChampion ! Era la squadra che l’anno scorso ci avevano stracciato quando ero nella Parisiemme, quando mi hanno visto mi hanno detto con aria da smorfiose: “hai fatto tanta strada solo per poi tornare di nuovo perdente?” e poi alla fine non mi hanno neanche guardata in faccia… che codarde! Comunque voglio fare conoscere a Lino la tua Milly, magari diventano amici…
Ciao Lea ci vediamo presto
Baci Sele
P.S.: Ah se non l’avessi capito viene anche Lino a Milano!
Non vedo l’ora che arrivi mercoledì pomeriggio…  sei invitata a cena da mia zia alle 8.

giovedì 17 gennaio 2013

Cara Lea, cara Sele

Cara Sele,
sono felice che alla fine tu vada con Carlo in Costa Azzurra .
Comunque dato che tu mi hai parlato un po' di pallavolo, volevo parlarti un po' di ginnastica.
L'altro giorno io e le mie compagne di squadra siamo andate a Roma per la finale di campionato contro Gymnastic Centre, le prime a pari merito con noi.
Abbiamo visitato un po' Roma, ma solo per poche ore, a mala pena due o tre, perché appena arrivate la nostra allenatrice ci ha mandato immediatamente in palestra.
Quel pomeriggio è stato interminabile, Paola (l'allenatrice) mi ha mandato alle parallele dall'inizio alla fine e non ce la facevo più!!
Tagliando corto, abbiamo fatto del nostro meglio, il meglio in assoluto, ma non abbastanza, quelle si sono prese comunque il primo posto in classifica.
Tra poco è Pasqua, non vedevo l'ora di rimanere un po' a casa da scuola, in questo periodo prendo solo brutti voti.
Mamma dice che è perché penso più a scriverti che alla scuola, il che non è del tutto falso.
Pensa mamma non voleva neanche mandarmi a Roma, ma Paola e papà hanno insistito così tanto che ha dovuto dire di si. Inoltre sono la più brava nelle parallele e alla finale non potevo mancare.
Sono contenta che tu abbia ricevuto Lino, che nome strano per un cane però!!
Milly ha la febbre e siamo tutti preoccupatissimi qua, ma il dottore dice che guarirà presto.
Ora ti lascio, suonano alla porta e devo andare ad aprire.
                                                       
                                                                          Ciao, la tua amica Lea.

P.s. Rispondimi presto, ti voglio un mondo di bene.

mercoledì 16 gennaio 2013

Cara Lea, Cara Sele

Cara Lea,
ti scrivo per informarti che nelle vacanze estive andrò con Carlo (non ha i capelli verdi è che ho sbagliato a scrivere, ha gli occhi verdi, i miei non mi farebbero uscire con un tamarro), pensa i miei non verranno, mia sorella Rosy voleva venire (quell’arpia), ma i miei sono stati invitati da dei loro amici del liceo, che peccato Rosy andrà dalla mia cuginetta Susy, quella è più odiosa di mia sorella.
Comunque sono felice per te e Ben, magari posso chiedere a Carlo se potete venire…
Se vuoi qualche curiosità su di lui eccole:
Ha tre fratelli, tutti sono uno schianto, ma il mio è il più carino! Si chiamano: Jack, Stephan e Joseph, poi è alto 1,78cm, ha 14 anni, uno in più di noi, l’ho conosciuto, quando sono venuti i ragazzi a presentarci i vari licei, farò il turistico… ci và anche lui…
E come regalo di fidanzamento in anticipo, ci siamo fidanzati l’anno scorso a San Valentino, mi ha regalato un cucciolotto di Labrador nero, dicendo che non doveva sostituirlo nel mio cuore, l’ho chiamato Lino, perché L di Labrador, I la mia lettera preferita, N iniziale di nero, O finale di nero.
Comunque io faccio sempre pallavolo, siamo prime in classifica e gioco nel Pro Patria Parigi, prima giocavo nella Parisiemme e poi mi hanno selezionato là. Ciao ora sto andando con Carlo e i suoi a prendere Lino, me lo porto a casa!
Baci,
Rispondimi presto
Sele

domenica 13 gennaio 2013

Cara Lea, Cara Sele

Cara Sele,
sono contenta che tu mi abbia risposto, comunque andiamo subito al punto.
Si, affermativo, ho un fidanzato, ti ricordi di Benjamin?
Quello alto, carino e simpatico (insomma in pratica il tipo perfetto).
Lo sai che stiamo insieme ormai da più di un mese e che per il nostro anniversario (il 13.09 ricordatelo mi raccomando) mi ha regalato un anello, sì, di bigiotteria, ma comunque un anello?
Carlo, se non sbaglio il nome, ha veramente i capelli verdi? E, ti giuro, vorrei proprio sentirlo parlare, deve essere bellissimo e super romantico!
L'uscita a quattro non sarebbe una cattiva idea, l'unico problema è che Ben va a Budapest a Pasqua, che ne dici se invece ce ne andassimo io e te al Luna Park in via Torino (te lo ricordi il Luna Park, vero?)
Anche io sono stata invitata da Ben a passare le vacanze con lui, ma i miei genitori subito hanno detto:"Sa, non vorremmo essere d'impiccio." E quindi niente da fare. Potremmo passare le vacanze insieme io e te, se non vai in Costa Azzurra.
Anche a me a scuola tutto bene, tranne qualche piccolo imprevisto.
Ora ti saluto perché devo portare al parco Milly (dove incontrerò, per caso, Ben).
Milly chiama. 
                                       La tua amica Lea

P.s. Scriviamoci ancora, ti prego, ormai scriverti è diventato il mio passatempo principale.
       Ah, a proposito di passatempi, che sport fai lì in Francia? Io continuo a fare ginnastica artistica. 
       Ora devo proprio andare, ciao.

Zampa