domenica 9 gennaio 2011

Rose

Maria era una brava bambina. Capiva sempre quello che doveva fare e come lo doveva fare. Le piaceva molto ascoltare. Stava a sentire per ore le storie che la zia Piera, la più giovane delle numerose sorelle di sua madre, le raccontava nelle sere di inverno dopo cena.
A scuola era brava. Anche lì era attenta a tutto quello che la maestra diceva.
Aveva sette anni quando dovette fare per compito un disegno.
Al paese,un’amica della zia Piera aveva un giardino grande con tanti fiori e le aveva regalato un mazzo di rose rosse selvatiche che la mamma aveva sistemato in un vaso di vetro al centro della tavola.
Maria decise che quello poteva essere un bel soggetto per il suo disegno.
Al pomeriggio,dopo le lezioni, si mise d’impegno e copiò petalo per petalo, foglia per foglia le rose. Alla fine ne risultò un bel lavoro. Ne fu soddisfatta e con lei la mamma e la zia Piera.
Anche la maestra trovò che il lavoro fosse fatto bene e le assegnò un buon voto.
La cosa sembrava finita così.
Quando non andava a scuola e non giocava con le altre bambine,Maria passava il tempo seduta al sua tavolino personale. Era basso,di legno colorato e aveva una seggiolina piccola che a Maria piaceva tantissimo. Su quel banchetto Maria faceva tutto: leggeva le favole, colorava, ritagliava.
Su un giornalino per bambini aveva trovato il disegno di rose gialle stilizzate. Non avevano i petali. Bastava disegnare un ovale e due sporgenze ad altezza diversa e il gioco era fatto.
Maria ne disegnò una quantità sul suo quaderno dei giochi e ne seminò ovunque trovasse un pezzo di carta bianco. Era facile. La forma era nella sua mente.
Dopo qualche tempo la maestra annunciò in classe che, in occasione della festa della mamma,Maria era stata scelta per partecipare a un concorso di disegno. Le suggerì il soggetto: le rose rosse che le erano riuscite tento bene.
Il giorno del concorso Maria si recò, insieme ai compagni delle altre classi della scuola, nel luogo stabilito. Andarono tutti in pullman. Entrarono in una grande stanza molto calda con tante luci e tanti tavoli. Furono offerti te e merenda insieme al materiale per il disegno.
Maria era disorientata in un ambiente così diverso da quello cui era abituata. Si sentiva sola. Che cosa ci faceva lì senza neanche un bambino che conoscesse? Avrebbe voluto avere vicino la sua mamma.
Guardava il foglio bianco e non ricordava più come fossero fatte le rose rosse. Allora le aveva copiate e adesso nella sua mente non c’erano più.
Fu presa dal panico. Poi si ricordò delle rose gialle. Le disegnò.
Non era soddisfatta, ma almeno aveva riempito il foglio!
Non avrebbe vinto,ma, per carattere, non aveva grande spirito di competizione e la cosa non le importava granché. E poi che cosa ne avrebbe potuto sapere la maestra?
Anche questa volta accantonò il pensiero.
Invece la maestra lo venne a sapere. Davanti a tutta la classe la sgridò per avere disegnato quelle rose gialle. La apostrofò con l’ epiteto che solitamente usava quando era in collera. Scema!
Maria si fece piccola piccola, si sentì umiliata. E molto stupida.
Solo molti anni dopo comprese che la stupida non era lei.

3 commenti:

Megghy98 ha detto...

Complimenti LaprofVolpi un racconto molto bello!!!!

francy98D ha detto...

Compilimenti Prof, è un racconto molto bello e deevo ammettere che ha molta fantasia!

Anonimo ha detto...

Che bella storia LaprofVolpi, complimenti!!!!


:) :) :)

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