L'aria fu invasa da una piacevole melodia, come un canto di delfini. Io e Cécilia ci guardammo: non stavamo sognando, la conchiglia aveva proprio suonato! Sembrava troppo impossibile perfino per noi.
- R.. riprova - le intimai io.
- A fare cosa?
- A... a suonare, no? Lo sai come hai fatto!
- Veramente no...
- Ma dai, è successo tutto quando hai sospirato
Cècilia ripeté esattamente l'ultimo gesto. E la conchiglia anche. Ci guardammo di nuovo. Io scoppiai a ridere.
- Cosa ci trovi di tanto divertente?
- Ma dai, fa ridere! Ci abbiamo provato tutto il giorno e la soluzione è un misero sospiro.
- E allora? Non capisco... Uno spreco di tempo solo per un piccolo gesto, appunto.
- Forse perché a volte le soluzioni più ricercate sono quelle più semplici e che spesso sono proprio sotto ai nostri occhi
Cécilia mi guardava seria. Non ci trovava niente da ridere. Sembrava quasi infuriata.
- Avrei potuto arrivarci prima! - esclamò - E probabilmente ora starei già nuotando verso il mio villaggio!
Silenzio. Fuori lo scrosciare dell'acqua mi faceva venire un urgente bisogno di andare al bagno. Gli uccellini cinguettavano e calpestavano le foglie emettendo un suono sinistro.
E fu allora che capii.
- Come hai detto di chiamarti di cognome?
- Sighfor
- Esatto!
- Esatto cosa?
Tutto mi sembrava più chiaro in quel momento.
- Se si divide la parola Sighfor si ottiene Sigh for che in inglese significa sospirare. Ma non capisci? Perché non ci sono arrivata prima? Tu per suonare un Muschkli hai bisogno di sospirare... proprio come insegna il tuo cognome!
- In effetti ora che mi ci fai pensare, chi per suonarlo deve soffiarci dentro si chiama di cognome "Toblow", che scomposto origina il verbo "Blow", in inglese "soffiare".
- Ecco! Ogni singolo dettaglio, ogni singolo particolare era proprio davanti a noi. La soluzione era così vicina!
- Le soluzioni sembrano sempre vicine dopo averle scoperte.
Pensai. In faccia avevo un sorriso che mai avevo visto prima, un'espressione di soddisfazione e allo stesso tempo di eccitazione.
- Non c'è un minuto da perdere - dichiarai alzandomi in piedi di scatto - Devi raggiungere il tuo villaggio prima che sia troppo tardi.
Ancora non potevo crederci. Le sirene dovevano suonare le conchiglie a seconda di come facevano i loro cognomi. Fino ai sei anni di solito ci arrivavano tutte senza saperlo, poi c'era la possibilità di essere aiutate dai propri genitori, ma solo ed esclusivamente da loro. Quelli di Cécilia le avrebbero dovuto insegnare a sospirare, rivelandole il segreto dei cognomi.
Mi rivolsi a Cècilia per alleggerire l'aria:
- Ti chiami "sospirare" di cognome. Quindi deduco che tu sia come un piccolo sospiro.
- Sì, credo di sì - disse lei.
Ci alzammo e ci vestimmo per uscire. Al primo incrocio, ci saremmo dovute separare. La strada che portava al mare era opposta a quella per casa mia. Era già buio, ma forse Cécilia ce l'avrebbe fatta a raggiungere le altre sirene. Il vento ci sputava in faccia l'aria più gelida che io avessi mai sentito.
Durante il tragitto non spiccicammo parola. All'incrocio, ci voltammo guardando per terra.
- Sai, Anais. Grazie. Grazie di tutto. Grazie a te non dovrò rifugiarmi qui per sempre. Senza offesa ovviamente. E' solo che mi sento di appartenere di più all'acqua. - iniziò Cècilia calpestando una foglia.
- Anche a quella del ruscello, giusto?
- Fredda o calda che sia. Grazie.
- E di cosa?
- Mi hai aiutato. Forse per te questa potrà diventare soltanto una brutta esperienza. Potrebbe trasformarsi in uno shock incredibile. E se mai provassi a raccontare qualcosa a qualcuno, questi non ti crederà. Potrebbe sembrarti tutto solo un sogno, un ricordo vago. Una storia assurda. Ma grazie. Io non ti dimenticherò mai. Come posso ricompensarti?
- Io non voglio niente da te. Mi sei piaciuta fin dal primo momento. Suppongo che dovrò avvisare scuola che non verrai più. E anche Dior, Douce e Glouce.
- Fidati, a loro non mancherò.
Silenzio imbarazzante. Entrambe cercavamo di rimandare al più tardi possibile il momento dell'addio. Sapevamo che non ci saremmo mai più riviste.
- Una cosa però te la chiedo - osai timidamente.
- Dimmi
- ... Puoi dirlo? Intendo, dirlo esplicitamente?
- Che cosa?
- Che ora siamo amiche. Perché l'ho sempre voluto.
Cécilia rimase sorpresa. Si mise a ridere. Io mi sentii sciocca.
- Ma questo mi sembra ovvio! Io e te SIAMO amiche.
Riprendemmo a guardare per terra.
- Suppongo che ora ci dovremmo lasciare - dissi io.
- Non ti dimenticherò mai, Anais.
Guardai i suoi profondi occhioni verdi e una lacrima mi rigò la guancia, andando a posarsi dopo mille volteggi su una foglia gialla.
- Ciao Cécilia
- Addio Anais.
Ci voltammo contemporaneamente, forse perché nessuna delle due avrebbe voluto vedere l'altra andarsene. Continuai a camminare dritto senza voltarmi, anche se ormai le lacrime mi sgorgavano giù dagli occhi lucidi, e corsi di filato a casa. "Neanch'io ti dimenticherò mai, Cécilia."
Quella sera, convinsi mia madre ad organizzare un pic-nic al mare. Con mia grande sorpresa, aveva accettato. Quando arrivammo là era già buio pesto e solo quella misteriosa forma rotonda e bianca aveva la forza di rischiarare ancora le onde. Dopo essermi staccata dal resto del gruppo, mi sedetti su uno scoglio. Avevo lo sguardo fisso sul mare. Piansi.
Quella notte, Cécilia fece un figurone. Suonò come mai aveva suonato. Letteralmente. E tutte le sirene e i tritoni del suo villaggio rimasero stupefatti davanti a quella straordinaria musicista. Tutti la applaudirono fino ad avere i crampi alle mani.
Come lo so? Beh, perché quella notte ci fu un vero e proprio concerto di bollicine risalire la superficie del mare, per poi andare ad infrangersi contro gli scogli insieme alle onde.
FINE
- R.. riprova - le intimai io.
- A fare cosa?
- A... a suonare, no? Lo sai come hai fatto!
- Veramente no...
- Ma dai, è successo tutto quando hai sospirato
Cècilia ripeté esattamente l'ultimo gesto. E la conchiglia anche. Ci guardammo di nuovo. Io scoppiai a ridere.
- Cosa ci trovi di tanto divertente?
- Ma dai, fa ridere! Ci abbiamo provato tutto il giorno e la soluzione è un misero sospiro.
- E allora? Non capisco... Uno spreco di tempo solo per un piccolo gesto, appunto.
- Forse perché a volte le soluzioni più ricercate sono quelle più semplici e che spesso sono proprio sotto ai nostri occhi
Cécilia mi guardava seria. Non ci trovava niente da ridere. Sembrava quasi infuriata.
- Avrei potuto arrivarci prima! - esclamò - E probabilmente ora starei già nuotando verso il mio villaggio!
Silenzio. Fuori lo scrosciare dell'acqua mi faceva venire un urgente bisogno di andare al bagno. Gli uccellini cinguettavano e calpestavano le foglie emettendo un suono sinistro.
E fu allora che capii.
- Come hai detto di chiamarti di cognome?
- Sighfor
- Esatto!
- Esatto cosa?
Tutto mi sembrava più chiaro in quel momento.
- Se si divide la parola Sighfor si ottiene Sigh for che in inglese significa sospirare. Ma non capisci? Perché non ci sono arrivata prima? Tu per suonare un Muschkli hai bisogno di sospirare... proprio come insegna il tuo cognome!
- In effetti ora che mi ci fai pensare, chi per suonarlo deve soffiarci dentro si chiama di cognome "Toblow", che scomposto origina il verbo "Blow", in inglese "soffiare".
- Ecco! Ogni singolo dettaglio, ogni singolo particolare era proprio davanti a noi. La soluzione era così vicina!
- Le soluzioni sembrano sempre vicine dopo averle scoperte.
Pensai. In faccia avevo un sorriso che mai avevo visto prima, un'espressione di soddisfazione e allo stesso tempo di eccitazione.
- Non c'è un minuto da perdere - dichiarai alzandomi in piedi di scatto - Devi raggiungere il tuo villaggio prima che sia troppo tardi.
Ancora non potevo crederci. Le sirene dovevano suonare le conchiglie a seconda di come facevano i loro cognomi. Fino ai sei anni di solito ci arrivavano tutte senza saperlo, poi c'era la possibilità di essere aiutate dai propri genitori, ma solo ed esclusivamente da loro. Quelli di Cécilia le avrebbero dovuto insegnare a sospirare, rivelandole il segreto dei cognomi.
Mi rivolsi a Cècilia per alleggerire l'aria:
- Ti chiami "sospirare" di cognome. Quindi deduco che tu sia come un piccolo sospiro.
- Sì, credo di sì - disse lei.
Ci alzammo e ci vestimmo per uscire. Al primo incrocio, ci saremmo dovute separare. La strada che portava al mare era opposta a quella per casa mia. Era già buio, ma forse Cécilia ce l'avrebbe fatta a raggiungere le altre sirene. Il vento ci sputava in faccia l'aria più gelida che io avessi mai sentito.
Durante il tragitto non spiccicammo parola. All'incrocio, ci voltammo guardando per terra.
- Sai, Anais. Grazie. Grazie di tutto. Grazie a te non dovrò rifugiarmi qui per sempre. Senza offesa ovviamente. E' solo che mi sento di appartenere di più all'acqua. - iniziò Cècilia calpestando una foglia.
- Anche a quella del ruscello, giusto?
- Fredda o calda che sia. Grazie.
- E di cosa?
- Mi hai aiutato. Forse per te questa potrà diventare soltanto una brutta esperienza. Potrebbe trasformarsi in uno shock incredibile. E se mai provassi a raccontare qualcosa a qualcuno, questi non ti crederà. Potrebbe sembrarti tutto solo un sogno, un ricordo vago. Una storia assurda. Ma grazie. Io non ti dimenticherò mai. Come posso ricompensarti?
- Io non voglio niente da te. Mi sei piaciuta fin dal primo momento. Suppongo che dovrò avvisare scuola che non verrai più. E anche Dior, Douce e Glouce.
- Fidati, a loro non mancherò.
Silenzio imbarazzante. Entrambe cercavamo di rimandare al più tardi possibile il momento dell'addio. Sapevamo che non ci saremmo mai più riviste.
- Una cosa però te la chiedo - osai timidamente.
- Dimmi
- ... Puoi dirlo? Intendo, dirlo esplicitamente?
- Che cosa?
- Che ora siamo amiche. Perché l'ho sempre voluto.
Cécilia rimase sorpresa. Si mise a ridere. Io mi sentii sciocca.
- Ma questo mi sembra ovvio! Io e te SIAMO amiche.
Riprendemmo a guardare per terra.
- Suppongo che ora ci dovremmo lasciare - dissi io.
- Non ti dimenticherò mai, Anais.
Guardai i suoi profondi occhioni verdi e una lacrima mi rigò la guancia, andando a posarsi dopo mille volteggi su una foglia gialla.
- Ciao Cécilia
- Addio Anais.
Ci voltammo contemporaneamente, forse perché nessuna delle due avrebbe voluto vedere l'altra andarsene. Continuai a camminare dritto senza voltarmi, anche se ormai le lacrime mi sgorgavano giù dagli occhi lucidi, e corsi di filato a casa. "Neanch'io ti dimenticherò mai, Cécilia."
Quella sera, convinsi mia madre ad organizzare un pic-nic al mare. Con mia grande sorpresa, aveva accettato. Quando arrivammo là era già buio pesto e solo quella misteriosa forma rotonda e bianca aveva la forza di rischiarare ancora le onde. Dopo essermi staccata dal resto del gruppo, mi sedetti su uno scoglio. Avevo lo sguardo fisso sul mare. Piansi.
Quella notte, Cécilia fece un figurone. Suonò come mai aveva suonato. Letteralmente. E tutte le sirene e i tritoni del suo villaggio rimasero stupefatti davanti a quella straordinaria musicista. Tutti la applaudirono fino ad avere i crampi alle mani.
Come lo so? Beh, perché quella notte ci fu un vero e proprio concerto di bollicine risalire la superficie del mare, per poi andare ad infrangersi contro gli scogli insieme alle onde.
FINE
7 commenti:
Carolina non ho parole per descrivre la tua bravura mi hai lasciato con il fiato sospeso. Il racconto è bellissimo, sei stata bravissima!!!!!! Tutti i miei complimenti!
ma 6 un mito caro ! ! !
xkè non fai un libro gia ke ci sei?? XD
Sei una grande. Come ha scritto edoflash perché non fai un libro? Comunque ricordati di sfruttare questo dono. Continua così!!! Sei bravissima
fantastico racconto!
Grazie =)
bello il tuo racconto!!!!!!!! :)
racconto... mittttiko cmq adesso tu mi devi spiegare dove la trovi tutta questa fantasia!?!?..
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