sabato 24 dicembre 2011

La storia di Jack Pot [Parte 3]

Jacques e Franti scrutarono meglio la folla, sorpresi. Qualcuno si era davvero bevuto la storia dell'artista americano.
Senza lasciarsi scappare l'occasione, Franti continuò:
- Ok, abbiamo un'offerta di cinquemila euro. C'è qualche altro signore disposto a pagare di più?
Per la prima volta, Jacques aveva avuto ragione su qualcosa. Non interessava a nessuno indagare sulla provenienza di quegli oggetti, se fossero vecchi, nuovi, autentici o falsi.
Magicamente, un fruscio di braccia si sollevò piano piano verso il cielo.
In un battito di ciglia, Jacques si ritrovò a casa con un gruzzoletto in mano. Continuava a sfogliare le banconote, per accertarsi che tutto fosse vero. Aveva davvero venduto le tazze all'asta?
- Mi devi il 60% comunque - Franti interruppe i suoi sogni. - Non credere che il mio aiuto passi inosservato. Io costo, amico mio, ed è solo merito del sottoscritto se hai iniziato a fare qualche affare.
- Avaro! Non più del 20%
- Non un centesimo in meno del 50%
Ma alla fine spesero i soldi insieme, per la casa.
Iniziò così un'altra settimana. I giorni passarono veloci, tra un'asta e l'altra in giro per Parigi. Franti aveva trovato il modo di rifilare alcune tazze su Internet. La parola magica era "numero limitato". E la gente comprava tutto.
Il trucco stava nel passaparola. Signore anziane chiacchieravano sempre dell'ultimo acquisto di taluno e dell'ultima compera di talaltro. Poi esibivano i propri acquisti. Un ottimo pezzo d'antiquariato, creato da un celeberrimo artista newyorkese. E tutti se la bevevano, perché se l'aveva comprato taluno allora doveva essere famosissimo ed erano disposti a pagare cifre stratosferiche pur di appropriarsi velocemente di quella carabattola. Sapevano che erano in numero limitato.
E passò un'altra settimana. E un'altra ancora.
E dopo pochi giorni, i due soci in affari realizzarono compiaciuti che restava solo uno scatolone.
...CONTINUA...

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