Mi guardo allo specchio e vedo sul collo una lievissima cicatrice, inesistente per alcuni, ormai è passato molto tempo e non ci faccio più caso ma chi mi conosce da poco non sa che cosa avevo al posto di quella cicatrice…
Dopo pochi mesi dalla mia nascita mi apparve un piccolo neo sul collo e a tutti sembrò una cosa normale.
Crescendo questo neo si ingrandì a tal punto che i miei genitori, insieme al dottore che controllava la crescita del neo fin da quando ero piccola, decisero che era arrivato il momento di toglierlo per il semplice motivo che, una volta diventata grande, avrei potuto avere dei problemi.
Quando mamma e papà mi dissero che dovevo togliere il neo cominciai ad agitarmi perché: non sapevo come me lo avrebbero tolto, quando e chi.
Quando scegliemmo il dottore per l’operazione mi rasserenai molto perché venni a sapere che era specializzato nei bambini. Il dottore ci disse che avrei dovuto fare due operazioni per rendere la cicatrice meno visibile; a quel punto la mia preoccupazione salì a mille perché ero già in ansia per una operazione, figuriamoci per due. Alla fine dovetti rassegnarmi.
Arrivò il fatidico giorno, per la precisione era il 17 ottobre 2010 e io con mamma e papà ci recammo in ospedale. Dopo alcuni esami di routine, mi portarono in sala operatoria. Durante il tragitto il mio cuore batteva come un tamburo e mi sudavano le mani, per fortuna gli infermieri capirono la mia preoccupazione e mi tranquillizarono.
La sala operatoria era molto grande.
Ad aspettarmi c’erano i dottori in camice e mascherina, pendeva dal soffitto un’enorme lampada rotonda che faceva una luce fortissima e in fianco al lettino c’era un tavolino con molti strumenti che servivano per la mia operazione: pinze, coltellini di cui non conosco il nome e molto altro.
Quando vidi questi oggetti, mai visti prima, sgranai gli occhi per la preoccupazione e mi dissi:”Non saranno tutti per me?!”.
Appena arrivai mi fecero l’anestesia locale con alcune punture sul collo.
Quando cominciò l’operazione chiusi gli occhi, ma dopo qualche minuto la curiosità me li fece aprire e la prima cosa che vidi furono le mani insanguinate di un infermiere. Per la paura chiusi di nuovo gli occhi.
Sentii il dottore chiedere agli infermieri di passargli degli strumenti dai nomi sconosciuti, tra questi capii solo la parola bisturi.
Il tempo sembrava non passare mai, ero anche preoccupata perché non sapevo neanche a che punto fossero. Continuavano a ripetere:”Abbiamo quasi finito”, ma quel “quasi” mi sembrò durare in eterno. Dopo circa un'ora mi dissero che avevano terminato e io mi sentii sollevata.
Sulla ferita avevano messo diversi strati di cerotti, essendo ancora anestetizzata non sentivo dolore ma solo un leggero formicolio.
Dopo qualche mese tornai in ospedale per la seconda operazione che si svolse più o meno come la prima.
Ricordo ancora oggi quando, dopo la seconda operazione e dopo innumerevoli medicazioni e massaggi, il dottore mi tolse i cerotti. Chiusi gli occhi, contai fino a tre e li riaprii. La sorpresa fu indescrivibile, continuavo a toccarmi il collo mi vedevo più bella.
Quella grossa macchia marrone, che fin dalla mia nascita era sempre stata lì, adesso non c’era più!!!!!!
Perny
7 commenti:
Bello come racconto!!!
Ma davvero sei stata un ora sveglia e ferma mentre i dottori ti tagliuzzavano il collo?? Io avrei avuto una paura!!!!!!
Ary
Ciao perny davvero molto bello!!!!
Anche a me sarebbe battuto il cuore come un tamburo e mi sarebbero sudate le mani!!!!
Zampa
grazie!!!
Perny
bellissimo, me l' avevi già raccontata questa storia, ma leggerla...
comunque a me non avrebbero dovuto fare l' anestesia perché sarei svenuta subito dopo aver visto i dottori!!!
kiarina
l' ho riletto e mi é sembrato ancora più bello complimenti :)
kiarina
Sei bravissima!!!! Io sarei scappata via dalla paura! Brava!!!!!:):):)
Alex
davvero molto bello, complimenti per il tuo coraggio!
Cinà Riccardo
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