domenica 10 marzo 2013

Paride e Elena

Mi piaceva vedere il mare, mi piaceva anche la frenesia di Sparta e dalla mia finestra osservavo tutto.
Ora no, nulla di quello che una volta era bello e mi faceva sorridere esiste più. Certo il mare è sempre quello e anche Sparta non è cambiata, ma è come se qualcuno avesse spento una luce nella mia vita e ora vedessi tutto in bianco e nero. Una volta sorridevo alla vita, ora non più, forse perché è la vita che ha smesso di sorridermi.
Dieci anni fa non era cosi: dieci anni fa ero la bella Elena, regina di Sparta e moglie di Menelao, ma poi tutto cambiò: arrivò lui, lo straniero, il barbaro; si presentò come Paride Alessandro, principe di Troia, Menelao lo accolse con tutti gli onori, fu ospite presso il nostro castello.
Era gentile, bello e colto; diventammo amici, ma la cosa che apprezzavo di più in lui era che mi trattava come se anch’io avessi un cervello, non mi considerava solo bella come faceva Menelao, mi considerava anche intelligente, con lui parlavo di tutto: dalla politica e dalla guerra agli intrighi di corte.   Per Menelao invece ero solo un oggetto, un soprammobile per abbellire la reggia, buona solo a fare figli. Con Paride mi sembrava di vivere per la prima volta.
Era una sera di giugno, Menelao non era a Sparta, ma a Micene da suo fratello Agamennone. Io e Paride da una terrazza del castello vedevamo lo spumeggiante mare e le stelle che brillavano in cielo, sentivo i grilli canticchiare e Paride mi narrava una leggenda;  io ho sempre amato sentirmi raccontare delle storie, forse perché era il mio unico modo di scappare dalla realtà e da Menelao; anche Paride la pensava così, lui mi capiva.  Mi raccontò che una volta avevamo tutti quattro braccia, quattro gambe e due teste, ma gli dei per punirci ci divisero a metà e quando troviamo la persona che amiamo, chiunque sia, troviamo la metà che eravamo prima che gli dei ci dividessero. Quando Paride ebbe finito di leggere esclamai:
- Wao- 
- Perché tanto stupore, regina?- Domandò lui.
- Bé, avevo sempre considerato l’amore come una cosa infantile, che esiste solo nei miti, una cosa inutile; il tuo racconto mi ha fatto cambiare idea. - Risposi.  
- Questo lo dicono tutti prima che l’amore arrivi.- Mormorò lui.
Mi voltai a guardarlo, anche lui si voltò a guardare me; i nostri visi erano a due centimetri di distanza, sentivo il suo respiro, vedevo i suoi occhi brillare, avvertii una stretta allo stomaco e dopo pochi secondi che mi parvero eterni distolsi lo sguardo e continuai a guardare il mare, ma sapevo che nel mio rapporto con Paride qualcosa era cambiato.
Da quel giorno tra me e il principe troiano iniziò una specie di gioco, facevamo apposta a incontrarci nei corridoi, passavo mezz’ora davanti allo specchio per cercare di apparire più bella agli occhi di Paride e quando lo vedevo sentivo una stretta allo stomaco, all’inizio quasi involontariamente poi sempre più consapevolmente.
Ma il tempo passava: venne luglio e arrivarono le feste e i giochi in onore di Afrodite: la dea dell’amore. L’ultima sera della festa mi ritrovai da sola con Paride, fu lì che accadde tutto: lui mi stava raccontando di Troia, delle sue mura possenti e dei suoi abitanti: Ettore, Andromaca, Enea, re Priamo… quando all’improvviso mi confidò:- Un giorno dovrò tornare a Troia e quel giorno si fa sempre più vicino, mi dispiacerà molto lasciarvi mia regina.- 
Esclamai d’impulso:- Se mi vuoi io vengo.- Il mio cuore batté all’impazzata. 
Paride s’avvicino, eravamo così vicini, vedevo il suoi capelli scuri, i suoi occhi del colore dell’oceano sempre più vicini a me, sentivo il battito del suo cuore, prese la mia mano e le nostre labbra s’incontrarono, dopo quella che a me parve un’eternità ci staccammo, ero senza fiato, Paride sorrise e disse:- Se vuoi partiremo domattina all’alba. -  Come risposta mi gettai tra le sue braccia.
Ero un’ombra furtiva e silenziosa nella notte: fuggivo da Sparta, scappavo dalla mia terra natia e soprattutto scappavo dalla mia vita. Prima di partire avevo lasciato un biglietto a mia figlia Ermione, in cui cercavo di spiegarle tutto: il perché della mia fuga, la mia storia con Paride, mi scusavo con lei e pensavo che forse un giorno avrebbe capito.
Lasciai la mia patria su una nave: la “Cerva dorata”; lì passai i giorni più felici della mia vita: io, Paride e l’oceano; ero finalmente libera. Mi sembrava di vivere in un sogno; dopo dieci giorni sbarcammo sulle coste di Troia: la città ci accolse come degli eroi e le prime due settimane furono magnifiche, tra banchetti e feste. Ogni mattina io e Paride passeggiavamo per i fantastici boschi di Troia, ci tuffavamo dalla scogliera … poi tutto cambiò in una fatidica giornata d’agosto: arrivarono loro, Ulisse e Menelao, sbarcarono sulle coste di Troia, con tutto il loro seguito di soldati, arrivarono alle porte del castello dove re Priamo li accolse
Dopo che ebbero pranzato re Primo gli domandò:- Miei re, cosa vi porta così lontano dalla patria?- Menelao esclamò incollerito:- Hanno rubato la moglie al re di Sparta!- Sembrava un bambino a cui hanno appena portato via il giocattolo preferito.
- Chi mai ha osato fare una cosa simile?- Chiese stupito il re di Troia. 
- Vostro figlio, Paride Alessandro.- Rispose Menelao 
- Deve esserci  un errore Menelao, non osare queste insinuazioni su mio figlio. - Ribatté Priamo tagliente. 
Ulisse, re di Itaca, intervenne:- Non esageriamo, sicuramente deve esserci stato un malinteso, ridateci Elena e sistemeremo tutto, voi non volete avere come nemica Sparta, vero?- 
Priamo offesissimo, poiché era terribilmente orgoglioso, cacciò i due re da Troia.
Il giorno dopo tutti sapevano dell’incontro del re con Ulisse e Menelao, sapevano che in realtà io ero la moglie di Menelao, fuggita da Sparta per amore; tutti cambiarono atteggiamento verso di me: iniziarono a guardarmi con occhi nuovi, per molti il fatto di essere già sposata mi rendeva ancora più preziosa, altri mi disprezzavano per aver lasciato Sparta, c’era chi lo considerava solo uno scandalo di corte; quando io venni a sapere della richiesta di Menelao mi preoccupai, conoscevo Menelao, il suo terribile orgoglio, sapevo che sarebbe tornato a prendermi, perché nessuno ruba la moglie al re di Sparta. Fu come se all’improvviso mi fossi svegliata da un sogno e mi ritrovassi a fare i conti con la realtà: ero in lotta con me stessa, mi odiavo per aver abbandonato mia figlia Ermione, ma il peggio doveva ancora venire.
Vedemmo le navi avvicinarsi e approdare sulle nostre coste, erano armate da guerra, portavano i simboli delle città greche: Sparta, Atene, Itaca, Micene, Delfi, Ftia … Si preparavano a fare guerra a Troia, Priamo ordinò a suo figlio Ettore,  di disporre tutti i soldati sulle mura, un messaggero si avvicinò alle nostre mura e recitò:                          
Io Menelao re di Sparta, in nome di tutte le città greche quali Atene Sparta, Micene, Olimpia, Ftia, Itaca, Creta, Mikonos e Delfi, dichiaro guerra a Troia poiché ha concesso ospitalità a Paride Alessandro, accusato di aver rapito Elena, mia moglie. Rimarremo a combattere finché non riavrò Elena e questa città sarà ridotta in cenere.”
Iniziò la guerra: dieci anni di battaglie, violente e sanguinose battaglie; vedevo gli uomini più valorosi morire e le madri disperarsi, osservavo un’intera città andare in rovina: vedevo la disperazione della gente e il disprezzo che essa nutriva per me, anche il mio cuore e la mia coscienza caddero in rovina, migliaia di uomini morti, morti per me, ma nonostante il dolore costante e il rimorso che mi rodeva l’anima non facevo niente.
In questi anni di solitudine gli unici rimasti a farmi compagnia,oltre a Paride, furono Ettore e Andromaca; Ettore era il più valoroso guerriero troiano e Andromaca era sua moglie. Lei mi raccontava tutto quello che succedeva in città, cosa diceva la gente, mi narrava le leggende di Troia, diventammo amiche, fu l’unica amica che io abbia mai avuto.  
Poi Achille, il più abile guerriero greco, figlio della dea Teti e del mortale Peleo e dotato dell’invincibilità, tranne che sul tallone destro, sfidò Ettore in un duello.
Ettore morì, Achille attaccò il suo corpo a un carro e lo trascinò. Andromaca vide l’orribile scempio del corpo di suo marito, ma lei era forte: non la vidi piangere, sapevo che lei soffriva: con la morte di Ettore non se ne era andato soltanto il marito, ma anche una parte di lei, la sua allegria. Incominciò la sua freddezza nei miei confronti, fu così che ebbi l’idea, l’idea che uccise Achille, fui io a suggerire a Paride di uccidere Achille con una freccia avvelenata al tallone e Achille morì.
Arrivò così la resa degli Achei, vidi le loro navi andarsene lasciando un cavallo di legno sulla spiaggia come regalo agli dei. Sentivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma da troppo aspettavo quel momento, quello in cui sarei stata di nuovo libera. Facemmo entrare il cavallo in città, festeggiammo tutta la notte.
Il suono di un corno e poi un urlo lacerò la notte; io e Paride ci affacciammo dalla finestra e vedemmo l’inferno che si era scatenato a Troia, le fiamme e il panico; non dimenticherò mai quello che vidi: bambini che piangevano invocando il nome della madre circondati dalle fiamme, donne incatenate che urlavano, i guerrieri greci che seminavano terrore e sangue, Ilio arse tutta la notte. 

All’alba Menelao mi trovò, c’era desiderio nei suoi occhi: finalmente aveva riconquistato Elena, la sua bambola preferita, il suo trofeo, la più bella sarebbe stata sua per tutta la vita. Io ero terrorizzata, avevo paura di lui, non temevo la morte, ma avevo paura di tornare a essere sua  per tutta la vita, avevo paura di non vedere mai più il dolce viso di Paride, di non sentire mai più la sua voce. 
Menelao mi riportò a Sparta, riportò il suo trofeo a casa. Il rimorso mi perseguiterà tutta la vita, ogni giorno rivedo Troia bruciare per colpa mia, vedo il bel viso di Paride che forse non rivedrò mai più, ma la mia vita non può finire qui, deve continuare, per lei, per mia figlia Ermione che ormai ha 13 anni e mi disprezza, mi considera una traditrice che ha preferito un uomo a sua figlia, ancora non capisce ma fra poco capirà. Se io vivo, vivo solo per Ermione.

Arianna

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto bello Ary....forse un po' troppo lungo!!!!!
Zampa

Anonimo ha detto...

Ary è un racconto bellissimo scritto con cura e attenzione davvero stupendo :)
gossipgirl

Anonimo ha detto...

Ary devo farti i complimenti,
Il testo è stupendo!
sei molto brava
COMPLIMENTI!!!

Fra3

Anonimo ha detto...

molto bello Ary! questi complimenti te li meriti!!!!
Alex

Anonimo ha detto...

stupendo ary!!!
Bravissima
<3
Fra3

Anonimo ha detto...

grande aryyyyyyy!!!!!!
è molto bello!!!!

Perny

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